
“ Io credo che i bambini ovunque nel mondo debbano essere liberi di crescere e diventare adulti in salute, pace e dignità”. Nelson Mandela.
Dopo decenni, attraverso strani giri del destino, ho ritrovato un mio vecchio compagno di liceo. Attraverso il mondo mediatico di internet. Rosario Muscatello “amico” di Facebook, dal Canada, mi ha collegato ad Antonino Musolino, ora valente neurochirurgo del policlinico universitario di Messina. Ho stentato un po’ a riconoscere dalla foto che ritrae un autorevole professionista in camice bianco dallo sguardo profondo e benevolo, il ragazzino sveglio e osservatore dai tanti capelli neri con il ciuffo sulla fronte. Dalle domande intelligenti. Io ero una ragazzina magrolina e occhialuta che si sentiva il brutto anatroccolo. Con grande sorpresa negli anni a venire ho appreso dai miei compagni di scuola, incontrati alcuni nel tempo in cui le nostre vele erano spiegate ormai nel mare aperto della vita, che loro mi vedevano invece tra le ragazze più graziose del liceo. Invece, io a quei tempi, come quasi tutti gli adolescenti, ero sicura di essere brutta, inadeguata e mi sentivo incompresa dal mondo. La mia grande “arma” era quella di potere studiare, trovarmi uno spazio nel mondo. Diventare indipendente. L’ho potuto fare. La mia famiglia mi ha sostenuto con fiducia e non senza sacrifici. Tempi difficili allora per molti di noi, comuni mortali, e tempi difficili ora. Io ho ricambiato la loro fiducia, studiando accanitamente. Laureandomi in tempi da record. Trovando un lavoro dove ho cercato di dare il meglio di me. Ho cambiato la mia vita con l’opportunità di potere studiare e con la caparbietà di riuscire. Ho cercato per quanto possibile di governare io la mia via. Non farla governare dagli altri. E questo potere me lo ha dato lo studio. La ricerca della conoscenza di me e del mio valore. Il rispetto per me. Lo studio è a volte grande fatica e sacrificio. Ma non si ottiene niente senza sudore. Le conquiste facili vacillano al primo colpo di vento. Non hanno radici.
Stamattina mi trovavo in un quartiere centralissimo di Lima, nel distretto di Rimac, nei pressi di Piazza Major dove vi è la sede del Governo e la Cattedrale, per svolgere alcune faccende burocratiche. Non avevo fretta, qui il tempo scorre lento, e ho fatto un poco la turista. Si sono offerti di scortarmi nei miei giri due gentilissimi poliziotti preoccupatti che potessi essere borseggiata. Essendo visibilmente una turista. Pericolo secondo me non esistente. Sono entrata a visitare le chiese che incontravo sul mio percorso. Le chiese, le Basiliche, i santuari costellano Lima in ogni angolo. 
Entrando nella chiesa di “San Lazzaro” rimango colpita da un’imponente statua raffigurante un frate posta in una delle navate. Mi avvicino, la statua mi sovrasta con la sua gigantesca altezza. Vedo che si tratta della raffigurazione di San Francesco di Paola. Grande è la mia gioia per avere trovato qui, a migliaia di chilometri dalla mia Patria e con un oceano di mezzo, il Santo della mia Terra. La Calabria. Qui in Perù San Francesco è molto amato e venerato. | < Prec. | Succ. > |
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