Domenica, Febbraio 05, 2012

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Venerdi 26 febbraio 2010 Comune di Roma. Dipartimento III, sala Blu.  Convegno sulla Legge dell' 8 febbraio 2006, n. 54 "Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 50 del 1° marzo 200654 -  Per vedere e scaricare la locandina cliccare QUI

medea-200-pxSiamo ritornati  alla  società gruppale della preistoria. Una società senza  padri. Senza identità culturale. I politici  mantengono questo stato di cose. Donne coccolate ma in realtà usate. Quote rosa. Case famiglia. Tutto giusto se non fosse che sono a volte specchietti per le allodole. Perchè non ci sono pari opportunità tra madri e padri di buona volontà. Perché le stesse accortezze che ci sono per le madri, per i padri disagiati non sono state usate.  Padri in mezzo alla strada una volta separati. Uomini decapitati. Fatti fuori. Orchi. La maternità è un istinto. La paternità no. Non è un istinto. Evidentemente la paternità è una conquista dell’evoluzione della specie. La elìte del potere è strutturalmente ostile alla paternità come metafora del pensiero critico, dell’individualità. Della democrazia. Si è voluta creare una società matriarcale in cui cessa l’individualità e si è massa. Società comunista dove non esiste la proprietà privata. Dove non è facilitata la crescita individuale. Gregge. Facile da governare.

Ricordiamoci del mito di Medea. Medea manda a morte i propri figli per  vendicarsi del marito Giasone che aveva preferito a lei una principessa più giovane. Medea uccide la rivale  e i propri figli. Giasone si salva ma poi si suicida. Un padre sano, equilibrato, senza figli è un uomo che muore. E tanti sono i padri fatti fuori insieme ai figli da donne avide di potere. Non ricche d’amore ma di sete di vendetta. Non capaci di elaborare una perdita e di vivere con le proprie risorse. Di onorare la propria dignità di persona. Capaci invece di scagliarsi contro chi aveva osato abbandonarla, portando la morte. Mandando a morte i propri figli per punire il marito.

E dalla preistoria fino ai nostri tempi assistiamo all’operato di tante Medee. Senza che nessuno che ne abbia il potere, i rappresentati delle istituzioni, i giudici, i politici, alzino un dito efficacemente per difendere i perseguitati. Figli e padri. E nonni. Perché essere abbandonati da un uomo non significa fargliela pagare col sangue. E gliela fanno pagare col sangue anche senza mai essere  state da costoro tradite.  Addirittura a volte sono loro, le donne, ad abbandonare il marito. Per seguire o no un altro uomo. E’ ininfluente. Sono donne cariche di un odio distruttivo che in fondo poi è anche autodistruttivo. Come l’odio sa essere. Pervasivo in ogni direzione. Donne che distruggono con una furia omicida, in questa loro guerra senza esclusione di colpi, esseri innocenti che non hanno chiesto di venire al mondo.

Talvolta queste moderne Medee hanno il gusto di umiliare l’uomo con cui hanno generato i figli per il semplice gusto di farlo. Avete mai sentito parlare di sadismo?  Forse perché odiano gli uomini. E chi sa per quale antico rancore che  certamente risale ai tempi della loro infanzia. E poi  sposano un uomo, fanno con costui dei figli, acquisiscono un potere che la società conferisce loro, e poi si vendicano di antichi torti. Spostando l’obiettivo. E così uccidono il marito rendendolo povero e pazzo. Questa è la morte civile. Quindi possiamo parlare di uccidere. E così uccidono  metaforicamente anche i figli che non potranno mai accettare  l’esclusione dalla loro vita del padre e la sua umiliazione. La sua castrazione. Lo sentono a livello inconscio, perché portare alla coscienza tale dramma è insostenibile, si può arrivare alla pazzia. E’ contro natura.  E tutto questo scempio sotto gli occhi delle istituzioni che stanno a guardare. Immobili nella sostanza.

Il tema del convegno  del prossimo ventisei è sui diritti negati del padre. E sui diritti "d'ufficio" delle  madri. E su questo spaccato mi esprimo. Sono una donna e ho seguito il lungo cammino di liberazione dalla schiavitù  in cui noi donne eravamo relegate. Ora è giunto il momento di rivendicare la nostra dignità. Di fare vedere che non abbiamo bisogno di uomini che ci mantengano. Che mantengano i figli, per la loro parte, certo. Ma non noi donne. Siamo esseri con doveri e diritti uguali ai loro. Perchè farci mantenere? In base a quale assunto? Siamo handicappate? Siamo una specie protetta come i Panda? Non mi risulta. E allora rivendichiamo il lavoro, gli asili nido, le agevolazioni per la famiglia. Certo ci sono casi e casi. Non si può generalizzare. Ma smettiamola di farci mantenere da un uomo. Non siamo inferiori a nessun uomo. Possiamo e dobbiamo guadagnarci la vita. La vita da mantenute non è vita. Non taglieggiamo quell'uomo con cui abbiamo generato figli. Non facciamogli maledire il momento in cui ci ha incontrato. Non facciamoci montare da avvocati d'assalto che con la scusa di aiutare le povere vittime le spennano come non mai e le tengono al guinzaglio per sempre. Rendendole dipendenti. Cerchiamo la giustizia. Ma che sia Giustizia per tutti. Bambini, madri e padri. Non ci devono essere vincitori e vinti. Perchè così si è tutti dei vinti.

medea_thBisogna sfatare il mito che la madre è sempre e comunque buona.  E il padre è sempre e comunque incapace  e inidoneo  ad accudire i figli.  Perché di fatto questo accade in questa società italiana.  In caso di separazione, casa e figli vanno d’ufficio, a prescindere da tante altre valutazioni che andrebbero fatte, alla madre. Che gestisce “le proprietà”, casa e figli, senza controlli. A volte con una ferocia inaudita verso l’ex marito e la famiglia di lui. Taglieggiandoli e tagliandoli fuori dalla vita dei figli,  esercitando il sacro diritto  scaturito dal parto vaginale o cesareo. Ma la maternità non è un portare in pancia un figlio per un certo numero di mesi.  Questo non  da la patente di madre. Diventi veramente madre quando hai la capacità di amare, di accogliere, di comprendere  chi ti sta accanto. Di non diseredare i propri figli. Di non togliergli il padre. Di non fare fuori i nonni. Esercitando così un potere devastante che nulla ha a che fare con la genitorialità vera. Si può essere genitori, madri e padri, senza avere fisicamente generato un figlio. La genitorialità è amore. Non è derubare case non proprie e taglieggiare l’uomo con cui si sono fatti dei figli. Farsi mantenere e fare impazzire un uomo ormai privo di tutto. Figli e casa. Lo uccidi. E cosa ancora più grave uccidi la fiducia e l’equilibrio dei figli. Che diventeranno esseri senza identità. Dove non c’è padre manca l’altra faccia della medaglia. Un cielo a metà.  Sono bambini diseredati. E tutti i bambini hanno diritto al cielo intero. Sono figli dello stesso Padre. Sono figli di Dio. E Dio è unità. Ed è Trinità. Padre, madre, figlio. Il bambino per strutturarsi equilibratamente ha bisogno della triangolazione. Di rapportarsi con la madre e con il padre.

Questo articolo è stato pubblicato anche sul periodico mensile in Stampa il "DIBATTITO-news"a pagina 23. Per scaricarlo cliccare QUI


Commenti
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michele  - un padre solo sulla carta   |2010-02-23 09:35:26
L'ho letto, mi ci sono trovato integralmente...ho pianto Le difficoltà e i muri che si pongono ad un padre, nel volere esprimere la propria genitorialità,hanno piegato pure me quantunque io sia una persona non arrendevole, mi sento impotente un padre quasi arreso.
Il mancato ruolo genitoriale ha piegato pure me.
Non so cosa fare e a chi rivolgermi, sei gestito da altri: giudici, avvocati, madri, assistenti sociali, psicologi di turno.....Gli unici che potrebbero dare una risposta agli interessi dei minori sono le normi, le leggi e la loro applicazione quindi parlamentari e giudici, ma su questo fronte c'è distrazione e attenzione a non volersi assumere responsabilità, vuoi per convenienza, vuoi per difesa d'interessi (che non sono gli interessi dei minori), vuoi per tradizioni....L'unico spiraglio era rappresentato dalla legge sull'affido condiviso, ma qnche questa è stata fallimentare in quanto raggirata. Si finisce per costruirci tanta letteratura, che si rivela in ultimo essere un continuo bla...bla..bla.
Roberto Castelli  - Convegno analogo , stesso giorno, altro luogo!   |2010-03-06 05:34:54
Curiosa coincidenza...nelle medesima giornata
stesso tema ma conclusioni e partenza purtroppo diverse...
Dott.ssa Marando, ho letto l'articolo che mi è stato segnalato da alcuni associati ed ho colto l'incredibile concomitanza con un convegno analogo svoltosi in Romagna medesima data e tema, volevo complimentarmi per la sua disamina, che condivido in toto e che rappresenta uno sguardo lucido e di grande introspezione sociale, lo stesso che dovrebbe avere almeno un po la nostra politica e magistratura, che brancolano nelle cieche consuetudini, ben lontane dal principio medico che per la società è meglio prevenire che curare.
Complimenti, mi piacerebbe che fosse dei nostri nel prossimo convegno del genere.Mi farà piacere se vorrà riscontrare questa mia
Roberto Castelli


Roberto Castelli
Presidente ass. Genitori Sottratti
www.genitorisottratti.it

http://www.genitorisottratti.it/2010/02/convegno-sullaffido-condiviso.html

http://www.genitorisottratti.it/2010/03/coglie-nel-segno-il-convegno-del-26.html
Ernesta Adele Marando  - A Roberto Castelli   |2010-03-06 05:49:19
La ringrazio per i suoi apprezzamenti. Lei è molto gentile. Spero ci sarà la possibilità, prima o poi, di poterla conoscere in qualche convegno.
Sarò senz'altro dalla parte di chi soffre ingiustamente.E nelle famiglie lacerate il dolore è devastante. Bisogna trovare una soluzione che porti salute e dignità.I figli di oggi sono il futuro dell'Umanità. E' quindi necessario curare la loro anima e la loro mente se vogliamo che siano cittadini equlibrati e sani. E curare chi li accudisce. Padre e Madre. La medaglia ha sempre due facce. Non si può oscurare l'una per illuminare l'altra. Si fa un torto a tutti. E si mistifica la realtà.
Cordialmente. Ernesta A. Marando
Antonello  - siamo terra di nessuno?   |2010-03-09 15:44:38
Gentilissima dott.ssa Morando
il titolo è solo una bonaria provocazione... ma ha un fondo di verità.
Anche noi in Sardegna siamo padri separati dai figli, forse anche peggio del resto d'Italia. Anche noi condividiamo i vostri sforzi e le vostre battaglie perchè sono anche le nostre e soprattutto quelle dei nostri figli. Ma non abbiamo la fortuna di avere una sede, un comitato, un gruppo che ci sostenga. Combattiamo soli, ognuno la propria guerra contro, lo sa benissimo, una organizzazione ben radicata e ramificata. Incontri, convegni, dibattiti che da noi non arrivano e non vengono organizzati, non ci permettono di crescere, di difenderci e difendere i nostri figli. Nei tribunali dell'isola il "rito sardo" e i retaggi culturali di una società matriarcale non ci permettono di avere la benchè minima speranza di un'applicazione intelletualmente onesta della legge 54/2006. Purtroppo siamo alla preistoria giuridica e di questo si avvantaggiano solo madri malevole. Per questo motivo vi chiedo di non dimenticare mai che l'Italia è composta da 20 regioni, ultima delle quali la Sardegna. Ma sempre regione d'Italia rimane. Anche i nostri figli soffrono la lontanza dai propri padri. Grazie di cuore per quello che fa e dice.
Ernesta Adele Marando  - Ad Antonello   |2010-03-09 20:00:23
Carissimo Signor Antonello, la Sua lettera dolente mi ha toccato il cuore. Non siete soli. La Sardegna è italia. Siamo tutti noi insieme. E' tempo di fare qualcosa. E faremo. Intanto Le chiedo di non perdere mai la speranza. I figli capiscono tutto e sentono il dolore di chi è stato sottratto loro, il padre, con insolenza e senza rispetto dei sentiomenti e delle leggi. Questo non consola. Lo so. Però i vostri sacrifici non sono invano. A presto.
Ernesta Adele Marando
Roberto Castelli  - Per Antonello   |2010-03-10 10:00:47
Caro Antonello condivido la tua testimonianza pur da una considerevole distanza chilometrica, sappi che in sardegna ci sono almeno un paio di associazioni di genitori e padri, se cerchi su internet le trovi, confermo la tua visione, non è una fatica riwscontrare l'ovvietà di una situazione così marginalizzante ed impunita.
Prendi nota di questa: GESEF 3381355429 Colomba è una donna.... comunque cerca che mi pare ve ne sia un altra!
spero di esserti stato utile, se poi vuoi fare un salto sul nostro sito potrai vedere altri collegamenti con altre associazioni, ciao
http://www.genitorisottratti.it

Roberto Castelli
Michele  - Anche i padri siciliani soffrono!   |2010-03-13 06:34:26
Anche noi padri veniamo trattati come gli immigrati.
Come loro, anche a noi genitori separati viene negata la bigenitorialità. Veniamo emarginati dal nostro naturale ruolo genitoriale,.....facciamo qualcosa. La vita ci ha insegnato che le cose non vengono da se, ma bisogna guadagnarsele con sacrificio e dolore.Bene facciamolo e subito. Segnaliamo la nostra presenza, diamo la nostra visibilità diversamente finiremo con l'essere complici di quanti sono causa della continua sofferenza dei nostri figli
Il direttore di Radiocivetta  - I figli vanno allevati in Pace   |2010-03-13 10:32:57
Cari padri e anche care madri, avete mai pensato che i figli " non sono vostri"? I figli sono Persone che appartengono a loro stesse. Hanno il diritto di essere allevate nella libertà e nella verità. Di potere amare tutti e due i genitori e le rispettive famiglie di questi. Hanno il diritto di conoscere la loro discendenza per avere un'identità. E perciò per prima cosa devono essere rispettati e ascoltati. Accolti nei loro bisogni. Hanno il diritto di vivere in un ambiente di pace e non di guerra. Di non essere ostaggio di qualcuno. Il diritto ad avere entrambi i genitori. Padre e madre. Se costoro hanno delle conflittualità insuperabili, i figli sicuramente non possono essere "gestiti" da nessuno dei due. Allora sarebbe meno traumatico che fossero affidati a terzi. Se invece è solo uno dei due genitori ad avere un alto tasso di aggressività, ostilità, vendetta verso l\'ex coniuge o compagno/a e la di lui/lei famiglia d'origine, dunque nonni, zii, cugini e canarini, ebbene questo genitore malato di odio non è in condizioni di educare con amore ed equilibrio nessun figlio. A maggior ragione se il figlio è piccolo. Più è piccolo, addirittura neonato, più grave è il danno prodotto sulla sua psiche e sul suo corpo. Che sia la madre o che sia il padre malati di odio e paranoia è ininfluente. Queste persone vanno curate. Non possono essere garanti di niente finchè sono malate di nervi. Per spiegarmi con parole povere e comprensibili a tutti. Da tantissimi casi venuti alla mia esperienza ultratrentennale di pediatra neonatologo ospedaliero e psicoterapeuta consulente del tribunale in casi di affido dei minori, ho potuto constatare come in genere sia più la donna a covare rancori e vendette verso l’ex-marito o compagno e “gliela fa pagare” sottraendogli il figlio. Come spesso ci sia una collusione con la propria madre e il proprio padre che si appropriano del nipote come fosse loro figlio. Come questa madre ritorna regredisce ad uno stato di figlia. Praticamente una figura di sorella maggiore del proprio figlio. In termini psicodinamici. Azzerando l'etnia paterna. Cancellano dalla vita del figlio il padre e tutto il mondo affettivo del padre. Nonni, zii, cugini, amici. Gatti e cagnolini. Rendendo questi figli "emiplegici". Esiste il dogma che i figli debbano essere affidati alla madre perchè lei " è la madre ". La migliore persona al mondo a crescere meglio i propri figli. Intanto che si definisca la causa di separazione. E cioè decenni. Ebbene questo è solo un dogma. Un pregiudizio. Non è una verità scientifica. I figli, i bambini, vanno allevati da persone equilibrate e amorevoli. Persone che hanno il grande compito di aiutarli a crescere nella verità e nell'amore. Non nell'odio e nella vendetta. Non instillando il disprezzo che coltivano verso il coniuge ex. Non è scritto da nessuna parte che la madre sia più valida del padre. Sicuramente il binomio padre e madre, principio maschile e principio femminile, sono necessari e indispensabili ad una crescita armonica di un figlio. Ma per madre si intende chi è capace di fare maternage. Cioè accoglienza e accudimento. Può essere anche una brava baby sitter amorevole e materna. Chi lo ha figliato, cioè partorito, non necessariamente può essere una buona madre soltanto perché lo ha concepito. Perciò i rappresentanti delle Istituzioni si informino, si acculturino prima di emettere sentenze a prescindere. Avvocati, periti del tribunale, periti di parte, assistenti sociali, giudici.
Si istituisca intanto una scuola per genitori consapevoli. Si attivino i centri di psicoterapia con consultazioni gratuite, di mediazione familiare.

Ernesta Adele Marando medico, pediatra, neonatologo, psicoterapeuta esperta in psicologia dell'età evolutiva. Dirigente Neonatologo all'Ospedale San Camillo di Roma. Consulente tecnico del Tribunale Ordinario di Roma. www.ernestamarandomedico.it
giuseppe pasqui  - L'arroganza del potere distrugge la famiglia   |2010-03-15 22:11:45
Gentile dott.ssa Marando,Le faccio i miei complimenti per come sia riuscita ad "entrare" in maniera intelligente e professionale nello spinoso tema sul dissolvimento della paternità. Stiamo arrivando alla precettazione delle famiglie x decreto giudiziario,stiamo creando dei figli costretti a vivere come un giudice vuole: la copia sbiadita dei "Figli della Repubblica" dell'antica Roma,ma almeno quelli erano orfani. Ritengo che l'affidamento ad entrambi i genitori non dovesse risolversi in un affidamento del giudice. Che sistema è quello in cui i giudici devono decidere queste cose e che dovendole decidere decidono di fare testa loro come se i figli fossero propri e senza considerare minimamente in quale contesto di delicati e faticosi equilibri questa loro decisione va a cadere. Che sistema è quello in cui se un giudice sbaglia con la stessa rapidità non si ripara. Questo è un sistema che fa impazzire i cittadini e che abitua i cittadini onesti a non osservare gli ordini di un giudice x avere rispetto di se. Questo è un sistema sovversivo dell'ordine e della legalità. Cordiali Saluti.
Giuseppe Pasqui -segretario genitori sottratti-
Pierpaolo Poldrugo  - Intervento di grande pregio   |2010-03-27 20:03:05
Non solo per il il contenuto, ma pure per l'esposizione. Spero sia stato pure di grande impatto.
C'è di che sperare in ulteriori progressi.
La mia tessera dell'I.S.P. è la n. 124, rilasciatami il 15 ottobre del 1988 e posso dire che rispetto alla situazione di allora il miglioramento è enorme.
La legge dell'affidamento condiviso non è la bacchetta magica che risove tutti i problemi. Non aveva da esserlo, anche perché questa bacchetta magica non c'è, né esiterà mai. Bisogna, invece, smettere di farsi gestire dalla società dei magnaccioni, i giudici, gli avvocati, assistenti sociali, psicologi di turno, tutti quelli che dalle sofferenze dei nostri figli trovano occasione di guadagno e di prestigio sociale. Occorre, invece, incominciare a gestirli, ad usarli, come ci spetta dal momento che siamo noi che paghiamo.
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Intervista a Ernesta Marando: “Calabria, il tricolore non è la nostra bandiera”

marando

Roma Piazza San Lorenzo Lucina 17 Gennaio 2011. Intervista di Alfonso Palumbo a Ernesta Adele Marando per il giornale online www.prismanews.net

"La Verità ci rende liberi"

Questo è il titolo dell'intervista che mi sarebbe piaciuto. Io sono italiana, amo la nostra bandiera, sia chiaro, nonostante il titolo ad effetto che il giornalista ha voluto mettere. Ma il popolo del Sud è bollato come terrone, quando va bene, 'ndraghetista il più delle volte. E da chi? Dagli stessi connazionali, da Roma in su. Ergo, è come se la bandiera tricolore sventolasse solo sul popolo nordico. E allora noi sotto quale bandiera viviamo? Chi è civile e chi incivile? Si parla di solidarietà e il Sud è ghettizzato e militarizzato. All'embargo. Questo è.

Ernesta Adele Marando

Per leggere l'intervista cliccare sulla foto