Domenica, Febbraio 05, 2012

logo-radiocivetta

Direttore  Ernesta Adele Marando
tacchi-a-spillozoccolette-infraditoIl 30 dicembre scorso su questo giornale da me diretto Anastasia ha scritto e pubblicato un articolo dal titolo:Ferruzzano: avvocati seri e avvoltoi togati. Come si rubano i clienti e si mettono contro chi li ha beneficati... Articolo in cui il solo dato pubblicato è il nome del paesello. Ferruzzano. Il resto è storia… Storia di raggiri, vendette, truffe. Storia squallida. Personaggi principali: Avvocati e avvocaticchi. Clienti. Personaggi, alcuni, che farebbero piangere i miserabili più miserabili di Victor Hugo. I Thénardier, “genitori adottivi” di Cosette, sono ben poca cosa rispetto ad alcuni protagonisti raccontati in questa storia.

Ma, ribadisco, nella storia raccontata da Anastasia né nomi né cognomi. A Ferruzzano di avvocati e avvocaticchi ce ne sono fin troppo. O forse troppo pochi visto la litigiosità che si respira nel ghetto. Tanti, sia appartenenti al genere maschile che femminile.

Ma come con la scarpetta di Cenerentola, solo alcuni si sono  riconosciuti. Quelli a cui calzava la storia, evidentemente. Padri, madri e simpatizzanti.  Quelli che si sono riconosciuti nel racconto. E hanno armato “questioni”. Diramato memoriali e innescato faide familiari. Contro chi? Contro il direttore di Radiocivetta. Non avrebbe dovuto osare pubblicare l’articolo. Troppi dati diffusi. Perché, nel paesello che non c’è, gli affari vanno fatti sotto banco. Nessuno deve sapere. Perché, se si sa che qualcuno ha “guadagnato” Euro 250.000,00 ( duecentocinquantamila), qualche compare magari può pretendere un prestito. Però si può infamare impunemente che ti ha fatto riconoscere l’invalidità. Eccetera, eccetera…

Passi tutto ciò. Ma fino ad un certo punto. Quando le chiacchiere diventano troppe e fuorvianti allora bisogna porre un alto là. Informare il popolo. Fare informazione corretta. Aggiustare il tiro.  Non posso stare a sentire di gente che si sente lesa dall’articolo di Anastasia. Gente  che nell’articolo non ha né nome né cognome. Questo ha un solo significato. Questa gente si riconosce perché evidentemente ha avuto a che fare col “fatto”. Direttamente o indirettamente. Palesemente o nascostamente.

Avevo deciso di stendere un pietoso velo di silenzio su queste squallide vicende. Ma non si può continuare a sentire dire che “Cristo è morto di freddo”.
Coloro che  si riconoscono in questa squallida vicenda e si pungono  si facciano un esame di coscienza. Ma  ciò è difficile.  Perchè anche la coscienza ha un cuore. Ed essi non tengono né coscienza né cuore. Al posto del cuore c'è un portafoglio ad organetto. Secondo il mio giudizio.

A chi mi rivolgo? A quelli che si riconoscono negli avvoltoi togati con zoccoli e spillo nell’articolo di Anastasia e  strillano  come  gallinazze spennate.  Se nessuno si riconosce allora quella di Anastasia  è stata una favola metropolitana. E da quando in qua le favole fanno incazzare?

PS: Segnalo un  articolo  pubblicato il 2 gennaio 2010 dal titolo Ai commentatori anonimi Prendete carta e penna e denunciate il direttore di questo giornale e Anastasia. E naturalmente firmatevi. Il direttore sarà ben lieto di incontrarvi in tribunale. Pubblicato  in seguito all’articolo di Anastasia che ha scatenato le ire funeste di chi si è sentito punto nell’onore.
Commenti
Nuovo Cerca
La redazione di RadioCivetta  - A Catarina   |2010-09-11 00:06:15
Risposta alle richieste ossessive di Catarina che giungono in redazione attraverso commenti che non pubblichiamo perchè annoierebbero i lettori.

Gentile Cat Cat, come graziosamente si firma talvolta, bisogna portare pazienza che è la virtù dei forti. Se non ha capito nulla dell'articolo soprastante è un suo problema. Ci dispiace tanto ma non possiamo farci nulla. Le favole o si capiscono o no. Non si spiegano. Come le barzellette. O come le metafore...
Se ci riesce cerchi di frenare la sua curiosità e si dedichi ai cruciverba. Stimolano l'intelletto. Cordiali saluti.
Commenta
Nome:
Email:
 
Titolo:
UBBCode:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img] 
 

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

Intervista a Ernesta Marando: “Calabria, il tricolore non è la nostra bandiera”

marando

Roma Piazza San Lorenzo Lucina 17 Gennaio 2011. Intervista di Alfonso Palumbo a Ernesta Adele Marando per il giornale online www.prismanews.net

"La Verità ci rende liberi"

Questo è il titolo dell'intervista che mi sarebbe piaciuto. Io sono italiana, amo la nostra bandiera, sia chiaro, nonostante il titolo ad effetto che il giornalista ha voluto mettere. Ma il popolo del Sud è bollato come terrone, quando va bene, 'ndraghetista il più delle volte. E da chi? Dagli stessi connazionali, da Roma in su. Ergo, è come se la bandiera tricolore sventolasse solo sul popolo nordico. E allora noi sotto quale bandiera viviamo? Chi è civile e chi incivile? Si parla di solidarietà e il Sud è ghettizzato e militarizzato. All'embargo. Questo è.

Ernesta Adele Marando

Per leggere l'intervista cliccare sulla foto