

In Via Alibert, 5 tra via Margutta e via del Babuino, a pochi passi da Piazza di Spagna e Piazza del Popolo, nel cuore di Roma. In uno dei luoghi più belli del mondo si è svolta oggi la fiera del Panettone e del Pandoro. Nel prestigioso “Centro Congressi – Roma Eventi” Sala Michelangelo.
Presentiamo un fotoservizio e un’intervista al Dottor Emanuele Giordano di Reggio Calabria general manager, organizzatore di eventi e marketing integrato. Immagini e parole che da sole commentano un evento che ha visto protagonisti dolci natalizi, pandoro e panettore. Con alcune delle case produttrici che emergono per eccellenza nella nostra Italia. Tante le specialità. Dai panettoni artigianali a quelli semindustriali. Da quelli tradizionali a quelli al pistacchio. E la partecipazione, tra tanti dolci natalizi, di un'acqua limpida e leggera. L'acqua Mangiatorella. Che sgorga in Calabria, a Stilo.
Voglio ringraziare il signor Giovanni Bavaro calabrese che vive a Roma e da vent'anni importa qui nella capitale quest'acqua delle Serre calabresi alle falde del Monte Pecoraro. Con grande serietà ed umiltà la porta a casa di chi la richiede. Con la collaborazione del signor Domenico Martino di Gioiosa Jonica e di Jamar altro suo amico proveniente dal Marocco. Il signor Domenico Martino con i suoi furgoni fa la spola tra Roma, Milano ed altre città disseminate lungo la nostra penisola per trasportare mobili, olio, pane, frutta, dolci, salamini, origano tra i vari calabresi "emigrati". Fa avanti e inditetro. tutte le settimane. Porta masserizie e vettovaglie su e giù. Le famiglie di origine, i genitori i fratelli che sono rimasti al Sud, inviano ai loro cari pacchi e bottiglie. E viceversa. Il cordone ombelicale non si è mai troncato. Attraverso il cibo che inviano ai loro figli studenti o anche ormai lavoratori, mantengono un legame stretto e affettuoso.
La Calabria, Terra che bisogna risollevare dal buio in cui è stata fatta piombare da decenni di amministrazione scellerata. Regione messa all'embargo. Al muro. Svenduta. Che se amata e onorata avrebbe potuto dare e darebbe tanto lavoro. Perchè tante sono le risorse che questa terra ha e dà. Montagne stupende, terreni fertili, mare cristallino, chilometri di spiaggia. Monumenti. Storia. Si potrebbe riattivare la pastorizia, la pesca. Il turismo. A livello industriale. Non pastori che svernano all'Aspromonte, al gelo sotto un tetto di tavole. Ma cooperative computerizzate. Oltre alle altre eccellenze esistenti come le pasticcerie calabresi. Per citarne solo qualcuna quella dei Fratelli Canturi e del Signor Trimboli a Bianco, sulla costa jonica. Statale 106. Eppure questa è la terra da dove tanta gente è partita per non tornare più. Lasciandoci il cuore. Ma in Calabria è difficile vivere. Dove tutto è quasi impossibile. Perchè? 










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