
NOTE DELL’AUTORE
La presente raccolta di fiabe, ancora non conclusa, fa riferimento a tutto il territorio della Locride, così ricco di particolarismi linguistici e tende a rappresentare, almeno con una sola fiaba appunto, tutti i paesi, per cercare di evidenziare la straordinaria vivacità dei dialetti, così vivi e diversi a pochi chilometri gli uni dagli altri. Pertanto il percorso iniziato con “I cunti di Ferruzzano” e “Le fiabe della Locride” continua, nella prospettiva di salvare dall’oblio una quantità rilevante di questa sezione di beni culturali intangibili, della nostra area.
Dall’indagine condotta emergono delle stranezze oltre che delle difficoltà. Infatti a fronte di certe comunità, che con piacere si aprono e fanno dono della propria “letteratura orale”, esistono delle altre, talvolta apparentemente emancipate, che si chiudono a riccio e si rifiutano di collaborare per un’operazione di salvataggio.
Un’autentica miniera si è rivelata Ferruzzano, dove sono state reperite, al momento circa 107 fiabe, ma anche Samo, Ciminà, San Luca, han dato il loro contributo; proprio su queste tre comunità bisognerebbe indirizzare l’indagine, perché da esse potrebbero derivare delle sorprese notevolissime. È da ricercare inoltre, il motivo per cui da alcune aree, ancora non è arrivato alcun contributo. Il riferimento va a Sant’Agata, Casignana, Gerace, Roccella, Gioiosa Jonica, Mammola, Martone, Camini, Placanica, Stignano, Monasterace, Pazzano, Bivongi.
Alcune comunità hanno dato non molto, specie in riferimento, alla loro importanza culturale; quelle dell’entroterra, chiuse agli influssi esterni, protette nelle loro specificità culturali dall’isolamento, sarebbero le più abilitate ad essere rappresentate in modo rilevante. Comunque non è sempre una regola, in quanto talvolta, da quelle più conservative , con molta difficoltà è arrivato un piccolo contributo.
A questo punto si può addivenire a delle interpretazioni. Le “aree più emancipate” da molto tempo hanno perso quasi completamente i loro beni intangibili, poiché ivi i bambini ed i ragazzi, da subito nel dopoguerra avevano trovato forme nuove e più moderne di evasioni ludiche, rimuovendo la “cultura del focolare”. Per alcune comunità chiuse, ancorate strettamente alle tradizioni, talvolta le più abiette, i beni intangibili non hanno alcun valore, in quanto essi non sono quantificabili e non si possono trasformare in rilevanti somme di denaro. Inoltre i rappresentanti di tali mondi, si sono abituati ad un nuovo concetto di utile e di bello, espresso dal luccicante, dal colorato, dal prestigioso, da esibire come espressione di status symbol.
Per fortuna questo modo di sentire è relegato a qualche area, per cui bisogna insistere ed invitare gli anziani e i vecchi ad aprirsi e fare dono a quelli che verranno, del mondo incantato delle fiabe, prima che sia definitivamente inghiottito, dal “mare dell’oblio”.
Orlando Sculli