

Ecco, sono arrivata in Albania in una fredda e nuvolosa mattina di dicembre alle porte di Natale. La nave procede lenta sulle acque di piombo dell’adriatico. Durazzo si stende davanti ai miei occhi, sotto la pioggia. Sono partita ieri notte da Bari, splendida città e porta d’Oriente.
Queste tre suore fanno miracoli in ogni senso. Curano i malati, accolgono i poveri, hanno creato un asilo infantile e una scuola di cucito. E per chi? Per quasi tutte persone di religione mussulmana, senza badare a dogmi. E i mussulmani vengono in questa casa del Signore con umiltà ed educazione, sono persone ricche di dignità e molto povere materialmente. Qui in Albania manca di tutto. E’ un popolo “giovane”. Sono ancora vicini gli anni dell’oppressione e della dittatura. Ancora negli occhi e nel corpo i segni della repressione. In Albania si dovrebbero attivare seriamente i rappresentanti del Governo a far si che si costruiscano reti fognarie, di energia elettrica, di metano, idriche, stradali e cosa ancora essenziale la raccolta dei rifiuti i quali vengono buttati ai bordi delle strade, nei canali di scarico e nei fiumi. Inutile curare i bambini di parassitosi intestinali, tanto per fare un esempio, quando appena terminata la terapia si riammalano perché vivono in mezzo alla terra. Non hanno riscaldamenti e le bombole del gas scoppiano a decine al giorno provocando ustioni gravissime su tutto il corpo e nel loro ambulatorio le mie suorine curano le ferite con grande perizia e compassione.
E' l'alba credo. Vengo svegliata dal ticchettio della pioggia sulla finestra della mia camera di legno. Odo in sottofondo le preghiere delle suore nella Cappellina attigua. Ogni tanto intervallate da canti sommessi e da una tosse insistente da parte di una delle suore che con questo freddo e pioggia porta calzettoni e sandali, niente scarpe o stivali, ha i piedi gonfi già dalla mattina ma non si cura di se stessa, è indaffarata tutto il giorno a far quadrare il bilancio per mettere insieme i soldi per pagare la luce, che spesso va via, il mangiare, le medicine per i poveri dei sobborghi vicini e mandare avanti l’asilo. E’ la superiora, Suor Graziana. Suor Graziana, saggia, osservatrice, laboriosa con le due consorelle Tiptara, vulcanica e dominante, taxi driver insuperabile sulle strade sterrate albanesi e Supaphorn, silenenziosa, raccolta, dolcissima. Due occhi che parlano. | < Prec. | Succ. > |
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