Pin It

Riceviamo dal giornalista Agostino Belcastro il seguente articolo già pubblicato sul "il Quotidiano di Calabria" col titolo :"Tra giochi e gli strumenti" il 22 settembre 2012 sempre a sua firma dove è corrispondente .

pirocifischietto di cannaE’ sempre attuale il libro di Orlando Sculli, di Brancaleone, dal titolo “Antichi giochi giocattoli e strumenti musicali della Locride”. E’ uno spaccato di vita che ha l’obiettivo di conservare un patrimonio di inestimabile valore culturale in quanto narra, con una semplicità estrema, come giocavano i bambini che hanno trascorso la loro infanzia in un fascia costiera della provincia reggina. Il libro di Sculli è stato realizzato, a suo tempo, grazie al contributo della Comunità Europea, della Regione Calabria e dei Comuni di Ardore, Brancaleone e Bruzzano Zeffirio ed è la sintesi di un ambizioso progetto culturale ad ampio respiro.

Tuttavia, se l’autore del libro ha ripercorso in lungo e in largo i  comuni della Locride scavando nelle tradizioni popolari, le illustrazioni contenute nel testo a cura di Reno Ammendolea che con la sua matita magica ha impresso ai disegni il significato e il valore storico dei giochi e dei giocattoli antichi, un grande merito è da attribuire, anche, all’impegno profuso dall’editore Giuseppe Pontari il quale ha creduto ciecamente nella bontà del progetto al fine di valorizzare le intelligenze della Calabria, una terra afflitta molti problemi e tante contraddizioni. Sculli, attraverso le testimonianze delle persone più anziane ed ai sui ricordi dell’infanzia ha fatto un’indagine a tutto campo da Palizzi a Monasterace con una ricerca faticosa e scrupolosa al fine di rievocare i tempi di una volta, toccando le corde della nostalgia della fanciullezza lontana.

“Alcuni giochi fanciulleschi – scriveva nella presentazione del libro Paolo Martino, professore di Linguistica Generale presso l’Università Lumsa di Roma – risalgono alla grecità (piroci) altri alla penetrazione latina ( il poni), altri rimandano ai sostrati arabo, spagnolo, francese (marrelle). Altri ancora sono il frutto di contaminazioni determinatesi nei secoli. La ricerca condotta dall’autore è un ritorno al passato della sua fanciullezza ed è stata fatta con molta passione e tanto impegno”.Nell’introduzione del libro, infatti, Sculli scriveva: “Fra le tante emergenze del nostro territorio c’è senza dubbio la necessità di salvare alcuni beni culturali quasi scomparsi, che potrebbero riacquistare consistenza e dignità culturale grazie alla memoria dei vecchi e degli anziani".

L’indagine si riferisce alla Locride attuale, che abbraccia le comunità comprese tra Palizzi e Monasterace. Il relativo entroterra, fino ad un recente passato, ha prodotto una variegata e rilevante cultura ludica legata anche agli strumenti musicali. Infatti, sottolineava Sculli, la costruzione di piccoli strumenti musicali, sin dall’infanzia, rivestiva una funzione di gioco creativo che veniva esercitata in modo corale dai bambini, spesso in gara tra loro. Dagli steli d’avena, dalle canne selvatiche e da quelle palustri, venivano ricavate le “zammarelle” (fischietti) mentre dai noccioli di albicocche, i “frischjacani”, rudimentali richiami per animali.

Sculli è un attento e appassionato lettore del territorio. Sue sono le pubblicazioni che hanno riscosso molto successo a livello di critica quali “Fiabe della Locride”, “I cunti di Ferruzzano”, “I cunti della Locride” “I vitigni autoctoni della Locride”, “I palmenti di Ferruzzano”, pietra miliare per l’archeologia del vino e, infine, “Fonti Latine sulla Calabria” nella cui opera ha trattato brani delle opere di svariati autori latini che hanno esaltato la terra di Calabria (Ennio, Cicerone, Tito Livio, Petronio) dal periodo arcaico a quello della tarda latinità.

Il prof. Ettore Bruni, ex preside nei licei a Pisa e critico letterario, nel recensire il libro scrisse, tra l’altro, a suo tempo:”Gli studiosi di tradizioni popolari possono trovare in questo originale libro, materiale di grande significato storico-culturale , un testo di grande pregio, riguardante un tema complesso sul quale molto poco si è scritto, o quasi nulla a livello rievocativo al fine del recupero della memoria”.