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Il fascino della Corte Carafa a Roccella Jonica 
Carlo Maria Carafa, Principe di Butera - primo titolo del Regno di Sicilia
Grande di Castiglia di prima classe
Principe della Roccella e del Sacro Romano Impero


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Per la seconda volta a Roccella Jonica (RC), di recente, si è ricreato il fascino della corte dei Carafa, un tempo signori incontrastati dello Stato feudale più esteso in Calabria. L’iniziativa, promossa già l’anno scorso nella prima edizione dal Prof. Vito Pirruccio, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico industriale E. Maiorana e del Liceo P. Mazzone, quest’anno è stata fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale, viste le ricadute positive in termini di presenze turistiche e soprattutto in termini di fermenti culturali generatisi dalla precedente manifestazione.
L’organizzazione  è stata affidata alle numerose associazioni locali, tra le quali, in primo luogo, "Roccella com’era", che ormai da anni conduce lo studio sulla storia del territorio con ricerche di tutto rispetto, basato sulla lettura e l’esame dei documenti d’archivio e delle diverse pubblicazioni di eccellenti studiosi locali, edite in questi ultimi anni, tutte incentrate sul periodo carafiano a Roccella e dintorni.

Anche quest’anno erano presenti come figuranti, insieme ai ragazzi del liceo e dell’ISIT, gli studenti di Mazzarino nei loro sontuosi abiti d’epoca, accompagnati dai loro insegnanti e dal dirigente scolastico, Giuseppe Miccichè.  

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Ma non tutti ricordano chi era Carlo Maria Carafa: legislatore, urbanista, scrittore, politico celebre in tutte le corti europee, religioso, cultore dell’arte e delle scienze, membro del Parlamento siciliano, che presiedette più volte. Governò i maggiori feudi della Calabria e della Sicilia, tra cui proprio la contea di Mazzarino, dove si stabilì nel 1678 insieme alla consorte Isabella d’Avalos dei marchesi del Vasto, qualche anno dopo la morte dello zio Giuseppe Branciforti (fratello della madre Agata, sposata a Fabrizio Carafa) dal quale ereditò tutti i suoi stati.
Furono anni d’oro per la città di Mazzarino, che ben presto beneficiò nell’arte, nell’architettura, nella formazione, nell’economia, per le elevate qualità del Principe, il quale reimpostò l’intera cittadina con piazze, chiese e palazzi nobiliari e la rese uno dei punti culturalmente più importanti della Sicilia, qui ingrandì il suo palazzo (ben 4000 mq) e introdusse la stampa con l’impianto di tipografie.

Il Carafa fu tante persona in una, una mente poliedrica, un grande diplomatico. Tra i suoi titoli spicca quella di Principe di Butera, primo titolo del Regno di Sicilia, Grande di Castiglia di prima classe, Principe della Roccella e del Sacro Romano Impero. Il Principe, benché risiedesse stabilmente in Sicilia, non trascurò di interessarsi del riordino dei suoi possedimenti in Calabria, come aveva fatto nell’isola.
Tra il 1673 e il 1674, infatti, ebbe modo di visitare lo Stato feudale della Roccella, il più vasto dominio della Calabria Ulteriore, che comprendeva:
Il Principato della Roccella, il Marchesato di Castelvetere, la Baronia della Fabrizia, la Contea della Grotteria con i casali di Martone e San Giovanni, La Baronia di Siderone,  La Contea di Condoianne con i casali di Sant’Ilario e Ciminà, La Baronia del Bianco con i casali di Casignana e Carafa.

Visitando i suoi feudi calabresi volle accertarsi di persona circa le condizioni di vita delle locali popolazioni e la condotta ed l’efficienza degli amministratori feudali: le impressioni maturate nel corso di quella lunga e minuziosa ricognizione convinsero il Principe della inderogabile necessità di provvedere, in forza della sua potestà normativa, a comporre l’opera Ordini, Pandette e Costituzioni, con la quale dare un assetto giuridico organico ai suoi possedimenti in Calabria e quindi raggiungere un fine pratico, il buongoverno dello Stato della Roccella. Ma l’evento più importante che rese celebre il nome del principe fu la consegna della chinea al papa: un cavallo bianco con sopra la groppa un’anfora dove era custodita la somma di 18.000 scudi, da consegnare al papa in segno di sottomissione del re di Napoli al pontefice.
Questa era un’usanza istituita da Carlo I d’Angiò quale riconoscimento all’investitura del titolo di Rex Siciliae, attribuitogli da Clemente IV ed era inizialmente triennale. Si svolse annualmente dal 1472 al 1788. Venne scelto proprio Carlo Maria Carafa, quale ambasciatore del Re, perché aveva acquisito numerosi meriti nei confronti della corona reale napoletana.
photo 4-5000 pxphoto 3-500pxI giovani studenti hanno vissuto intensamente questa manifestazione. Al di là dei costumi pomposi e di tutta la rappresentazione scenografica, è giusto che essi come la restante cittadinanza o i turisti presenti all’evento, conoscano la storia del territorio attraverso la fedele ricostruzione storica e crescano consapevoli della loro identità di cittadini nella loro dimensione spaziale e temporale. Occorre creare nel nostro territorio, in particolare nei Comuni dell’Area Grecanica e ricadenti nello Stato feudale dei Carafa, un grande movimento composto da esperti, consulenti, studenti, genitori, maestranze, confraternite e che tutti concorrano con convinzione in favore della propria comunità, per il bene proprio e per quello degli altri. Tutto ciò affinché la manifestazione si consolidi nel tempo per dare visibilità alla storia del territorio di Roccella.

Ringraziamo vivamente per la collaborazione all’articolo, la fonte informativa all’evento e ai dettagli storici: il Prof. Giuseppe Guarneri. Fotografia di Patrizia Pellegrini. Video “  Alla Corte dei Carafa” di Roberto Naldi.





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