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“Fotografare è  un modo di vivere tra la gente"

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Raffaele Montepaone è un giovane calabrese, un raffinato artista fotografico che si è avvicinato alla fotografia quasi per gioco, spinto forse dal fatto che questa passione echeggiava imponente già nella sua infanzia. C’erano dei fotografi in famiglia, degli zii e dei cugini che fotografavano le festività durante i matrimoni. Appena sedicenne spontaneamente chiese di poter andare a lavorare con gli zii e da lì cominciò il tutto. Un amore incondizionato per la macchina fotografica e l’emozione palpitante di cosa potesse venir fuori ogni volta da quella camera oscura.      
Ciò che predilige nei suo scatti artistici è saper cogliere la vera essenza di chi ha davanti. Spesso dinanzi al suo obiettivo c’è gente di Calabria. Gente laboriosa, semplice, che vive con serenità e sacrificio la propria quotidianità, con i segni del duro lavoro sulle mani e le rughe in viso. Segni di genuinità, dedizione, di una generazione radicata alla propria terra e alle proprie tradizioni.

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Raffaele coglie i segni della fatica sui visi; quelli del passare del tempo inesorabile. Ne filtra le esperienze e ne racconta le storie. Anziane donne, matrone delle proprie case, fari per i propri figli e i propri mariti. Visi stanchi e bruciati dal cocente sole del sud, adornati da lunghe trecce di capelli nascosti sotto un foulard a fiori. Occhi sgargianti e limpidi come le acqua delle fiumare dentro i quali lavavano i panni a mano. Donne, commari, sedute sugli usci delle proprie case in attesa del tramonto. Uomini, duri e instancabili lavoratori, che han buttato sudore su sudore nei campi o appresso alle mandrie. Mani rudi e pieni di calli, per tagliare la legna o zappare. Pescatori instancabili di sogni nei propri mari di silenzio naufragati.
Per il giovane artista la fotografia quindi non è un mezzo per stupire o spettacolarizzare le cose che lo circondano, ma riesce catturare e poi a trasmettere quello che di vero si ha attorno. Attimi, persone, gesti, segni, vita. Un aspetto artistico di tipo umanistico che lo contraddistingue e ne da valore aggiunto. Uno stile di fotografia molto informale, più naturale e spontaneo, popolare, una ritrattistica nella quale cerca sempre il lato più imprevedibile e nascosto del suo soggetto.

Il tutto nasce dalla “strada”, dalle persone che si incontrano durante il proprio cammino. Quelle più riservate e nascoste, anonime, dei paesini dell’entroterra calabro, posti quasi sperduti, dove però la vita ha un senso compiuto più che in altri luoghi. I suoi miti dell’ambito artistico-fotografico sono gli artisti che raccontano di vita, da Henri Cartier Bresson a Robert Capa.

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Per Raffaele Montepaone la fotografia è voglia di vivere, di conoscere, di osservare. In mano ha una macchina per le radiografie. Scruta nel profondo della gente per coglierne il senso, il percorso delle loro esistenze, i loro sacrifici, le gioie e i dolori. Da questa curiosità nasce la voglia di poter fotografare in libertà e senza alcun vincolo, mirando non a quello che solo appare nelle persone ma a quello che racchiudono segretamente in se stessi. Perché come diceva il grande H.C. Bresson: " Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi ed il cuore. E' un modo di vivere"
Domenico Spanò

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