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I malati da Alzheimer sono malati da rispettare. Da curare. Non un bersaglio dei giudici per colpire Berlusconi



alzheimer-cervello
Silvio Berlusconi può piacere o non piacere. Tanti i punti di vista e le personalità delle genti. In linea di massima pare che ai suoi avversari politici non solo non sia piaciuto ma lo odiano con una ferocia che si riscontrava al Colosseo al tempo dei romani quando i cristiani venivano gettati in pasto ai leoni . E ai tempi moderni, come quando si bruciano le chiese e si ammazzano i fedeli in paesi dove vige l’intolleranza religiosa.
Tornando a Berlusconi e alla sua condanna da scontare ai Servizi Sociali con la specifica mansione di occuparsi per quattro ore la settimana di malati di Alzheimer, mi chiedo chi sia stato in realtà condannato. A me pare, oltre che il pregiudicato Berlusconi, più che altro siano stati condannati i malati dementi. Perché l’Alzehimer è una demenza. Una malattia mentale che coinvolge tutte le funzioni intellettive precedentemente acquisite nel corso della vita. Per una progressiva degenerazione cerebrale con atrofia delle zone depositarie delle funzioni cognitive e motorie acquisite. Al momento la causa che provoca questo tipo di degenerazione e conseguente demenza è sconosciuta. Molte le ipotesi ma nessuna certa.
Si ha la perdita progressiva e irreversibile di tutte le capacità cognitive di cui la persone era dotata. La persona affetta dalla demenza di Alzheimer perde la memoria, la capacità di  riconoscere le persone, anche quelle più care. La capacità di orientarsi nel tempo e nello spazio. La capacità di parlare e di capire. Non riconosce il significato delle parole, diventa afasico. Non riconosce più gli utensili che prima usava regolarmente. Dal bicchiere, al piatto, alle posate, ai vestiti, al pettine eccetera. Non riesce più a vestirsi, a mangiare autonomamente. Diventa come un neonato. Da accudire in tutto e per tutto.  Una persona che ha necessità di essere assistita da persone esperte nel campo della medicina, perché essendo prevalentemente persone anziane presentano problematiche di tipo squisitamente medico e personale esperto nel campo della psichiatria e della fisioterapia.
I dementi Alzheimer hanno bisogno di cure adeguate da personale specializzato e bisogno di rispetto. Sono persone che hanno perso ogni riferimento. Sono perse...
Cosa farà il condannato Berlusconi con queste persone? Le guarderà? E questa è la pena da scontare? Le accudirà? Non ne ha le competenze. Assolutamente no. Non le ha! Le competenze per trattare con questi malati si acquisiscono con lo studio, il tirocinio e prima di tutto ciò con la scelta consapevole di volersene occupare e perciò la lunga preparazione professionale del personale tutto. Anche per spingere una carrozzella. Berlusconi non è un giovanotto palestrato, ma un signore quasi ottantenne, peraltro. Bisognerebbe avere rispetto per la vita per tutti. Così dovrebbe funzionare. Non si usa il potere come un randello. E bisognerebbe sapere che non si può improvvisare nulla quando si ha a che fare con i dementi. E la malattia di Alzheimer è una demenza.
Quando i giudici hanno sentenziato che Berlusconi si sarebbe dovuto occupare dell’assistenza di questi malati così delicati, fragili, a cosa hanno pensato? Di cosa e come Berlusconi il condannato si dovrà occupare di queste persone che meritano il massimo dell’attenzione e della perizia?
Io credo che il loro obiettivo non fosse affatto la cura di questi malati, di cui pare non si abbia cognizioni di ciò di cui soffrono, ma sbattere il cavaliere in un girone dell’Inferno per annientarlo, senza alcun apporto positivo ai malati della demenza di Alzhaimer, perché nulla potranno ricavare dall’assistenza del condannato Berlusconi Silvio. Solo notorietà alla Struttura che li ospita! E’ assurta agli onori della cronaca e della gloria!
 I magistrati, Verbo in Terra, avrebbero potuto inviarlo ad occuparsi del verde pubblico, sistemare le siepi, organizzare Associazioni tipo Libera, per esempio, ma non usare i malati di Alzhaimer cui il cavaliere davanti a loro resterà annichilito e impotente come ogni cittadino che nulla conosce e nessuna perizia ha di quel mondo. Un mondo dove gli stessi figli relegano i propri genitori affetti da tale grave patologia perché non sanno e non vogliono e non possono occuparsene.
Viviamo in un mondo malato di mente dove i primi sono proprio quelli che emettono sentenze dementi.
Ernesta Adele Marando. Prima di tutto Medico e poi a latere Giornalista
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