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renato schifani presidente del senato.jpgfranco  fortugno.jpgDOMANDE AL   SIGNOR PRESIDENTE DEL SENATO  DI ROMA
Articolo 50 della Costituzione Italiana: Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.


Il 16 ottobre scorso verso le 10 mi trovavo su un autobus che da Siderno porta ad alcuni dei paesi situati a sud ed ho sperimentato quanto potesse essere utile l’istituto della rete d’informatori e delatori che aggiornavano il governo ottomano su quanto pensavano i sudditi nelle lontane province. Arrivati in periferia di Locri sulla SS 106 il traffico si è quasi completamente bloccato, dato che una nutrita schiera di vigili urbani qualche centinaio di metri più avanti faceva deviare i veicoli su una strada secondaria.
Sull’autobus la decina di pensionati presenti si è subito allarmata, pensando che fosse successo qualche incidente mortale e temendo di perdere le coincidenze per i paesi aspromontani. Quando, poi, l’autista ha spiegato che il traffico era stato deviato per le cerimonie commemorative del terzo anniversario dell’omicidio del dottore Fortugno, allora dalle bocche della plebaglia presente sono uscite espressioni irripetibili.

L’autista ha, quindi, cercato di spiegare (sospetto, però, che fosse anche lui in malafede, considerato che si potevano cogliere nelle sue parole toni beffardi)  che la presenza di vigili urbani, carabinieri e poliziotti era resa necessaria dal fatto che era presente Lei e l’accompagnavano tante altre Autorità centrali importantissime, ma le vecchie non si sono affatto calmate, anzi...
Cercherò di tradurre in italiano tutte le cattiverie che sono state dette in dialetto e in modo confuso ed esagitato e mi scuso se non sarò preciso, dato che tutte volevano parlare e le voci si accavallavano. Avrei voluto intervenire e in qualche modo redarguirle, ma ero troppo triste per la morte della mia cagnetta, uno dei pochi esseri amici rimastimi negli ultimi anni, per partecipare a quel confuso dibattito.
In primo luogo era opinione comune di Maria e di altre comari vissute in Australia,  in Canada e in Germania che in altri Stati  le cosiddette autorità stanno soprattutto attente a non invadere le libertà dei cittadini e non cercano di farsi notare aumentando i disagi e la confusione. "A Colonia la polizia non parcheggia, se c’è  un divieto, nemmeno davanti alle proprie caserme e se ti blocca per strada ti spiega prima di tutto perché l’ha fatto" ribadiva un’altra donna anziana "qui da un momento all’altro chiudono le strade per le cose più strane. E poi dicono che viviamo in democrazia.."

Ancora più maligne mi sono sembrate altre osservazioni. Quasi tutte collimavano con le vedute di un vecchio, che non appariva del tutto incolto anche se piuttosto sbrindellato e che sosteneva che in questi anni sono morte tante brave persone lasciando le famiglie sul lastrico e nessuno si è curato di loro, mentre ancora dopo tre anni si organizzano cerimonie per un potente locale, continuando a dire che è stato ucciso dalla ‘ndrangheta. "Se avessero qualche prova seria, quello che chiamano Celentano e gli altri sarebbero stati già condannati. All’estero non si prendono per oro colato tutte le cose che dicono poliziotti, magistrati e giornali... Pensate a quella ragazza che ha denunciato l’ex fidanzato per un omicidio e alla quale hanno dato addirittura la medaglia d’oro e poi hanno scoperto che la testimonianza era falsa. E poi dove risulta che il dottor Fortugno avesse mai assalito la ‘ndrangheta  o pestato i piedi a qualche delinquente?  Se mai ha attaccato qualcuno, si è trattato di politici  a causa delle solite nomine di alti dirigenti... Se per caso avesse contrastato un mafioso,  i giornali l’avrebbero scritto. Certamente  non c’è niente di strano che non l’abbia fatto, perché faceva il politico  regionale e non il maresciallo dei carabinieri... E poi a Roma non leggono i giornali cosiddetti scandalistici, quelli che restano fuori dai cori elogiativi?”     
"Se parlano tanto di ndrangheta e poi se la prendono con un caposala, senza dire  per quale motivo avrebbe ucciso il medico, probabilmente proteggono qualcuno..." concludeva un’altra donna più giovane. Ecco, finalmente era stata concepita ed espressa,  in puro stile italiano, una tesi complottistica.

Credevo che fosse finita, quando uno studente, sdraiato su un sedile in fondo e non notato prima, ha dato il via alla sua personale  filippica: "Son quattro giorni che non posso entrare  a scuola, per una scusa o per l’altra. Ha ragione il mio professore d’italiano, quando dice che Napoleone era un arrampicatore delinquente, che ha insanguinato l’Europa  per pura ambizione e ha ispirato gli orridi versi saltellanti del 5 maggio, in cui si scomodano  Dio e il creator suo spirito per esaltare uno mestatore giunto ai vertici del potere in un periodo torbidissimo".
Improvvisamente si è accorto che le donne lo guardavano un po’ interdette, non capendo dove volesse andare a parare e si è rivolto a me, sperando  (oh quanto invano!) che la mia barba bianca nascondesse un filosofo:"glio dire che la gente comune non conta niente, perché la storia è solo mistificazione fatta di slogan ed esaltazione di personaggi. Com’è che il povero dottor Fortugno è diventato simbolo della lotta alla ndrangheta? Quando mai si è interessato di ‘ndrangheta? Chi vive a Locri lo sa: lo conosce come una brava persona, ma non certamente come un assaltatore in corsa, col pugnale tra i denti, diretto ad espugnare la roccaforte della criminalità organizzata. E quegli studenti che hanno inventato lo slogan: "E adesso ammazzateci tutti!". Possibile che nessuno abbia colto la presunzione che si cela dietro la frase? E’ accettabile che l’Italia debba essere irrimediabilmente invasa dalla malerba  della retorica? Parlo anche, ad esempio, della piaggeria di cattivo gusto che, aiutata dal clima mite, ha fatto troneggiare per un anno dopo l’omicidio del dottor Fortugno l’immagine del Presidente Ciampi  su una miriade di manifesti  con una scritta che suonava più o meno "Grazie Signor Presidente. Adesso non ci sentiamo più soli!".

Purtroppo per una vita ho fatto per abitudine l’ascoltatore e non sono riuscito a  mostrare indifferenza o peggio insofferenza verso le bislacche affermazioni dello studente, che ha continuato sostenendo altre tesi bizzarre, emerse  (come si capiva da alcuni accenni)  da una sorta di dibattito avvenuto il giorno prima tra il professore d’italiano e un gruppo di studenti costretti a restare fuori dalle scuole per il noto sciopero contro la Gelmini.
"Alla fine eravamo tutti d’accordo che in Italia si parla tanto di risparmio e poi alla fine si agisce senza attenersi ad alcuna regola. Quanto è costata la cerimonia? Quale legge prevede quali autorità devono intervenire in questi casi e per quanti anniversari? Oppure si decide di volta in volta e ciascuno si addossa ad libitum il compito di rappresentare lo Stato a funerali, commemorazioni, cerimonie?  E così non si possono creare condizioni di disparità inaccettabili? Qual è stato il costo della commemorazione? Abbiamo cercato di capirci qualcosa, ma siamo riusciti solo a immaginare una classificazione delle spese e ad abbozzare un metodo per calcolarle.
Prima di tutto abbiamo pensato ai consumi energetici. Quanto è entrato in tasca agli effendi (non so se ricordate la canzone di Rino Gaetano) del petrolio perché fossero portate nella Locride autorità da Roma, Reggio Calabria, Catanzaro ed altri posti ancora, insieme ad uomini di scorta,  portaborse,  addetti alle pubbliche relazioni, scribi e farisei? Quanta benzina si è consumata in più tra deviazioni del traffico, rallentamenti e lunghe soste obbligate? Era proprio necessario deviare il traffico di una strada statale diverse ore per deporre una corona di fiori dentro un palazzo?

In secondo luogo abbiamo ritenuto che tra le cerimonie del mattino e quelle del pomeriggio  sarebbe stato esaurito l’obbligo lavorativo giornaliero di un gran numero di dirigenti intervenuti. Quanto costa la giornata di lavoro di un capo della polizia o di un prefetto, quanto quella del direttore nazionale antimafia, di un procuratore della repubblica, di un questore, di ufficiali di tutte le forze di polizia? Quanti sono stati presenti di ogni categoria come rappresentanti? In poche parole quanto è costata allo Stato l’organizzazione della cerimonia o, se non riusciamo a calcolare l’importo in denaro contante non conoscendo il livello degli stipendi, quale è stato il livello del "danno emergente" per l’assenza di questi personaggi dagli uffici  delle rispettive amministrazioni, cioè nel settore della sicurezza, della giustizia e della gestione degli affari regionali?”.
Stavo per ricordare allo studente la legge di Parkinson o meglio un suo corollario sulla forza di attrazione delle autorità in un dato luogo, ma, essendo arrivato per fortuna a destinazione, ho chiesto scusa al ragazzo e sono sceso, costringendolo probabilmente a smettere di parlare, perché le donne avevano ripreso a insistere sugli stessi temi e con toni sempre più accesi, senza curarsi di lui.
Avrei voluto dimenticare l’episodio, ma il pomeriggio del giorno dopo  in un supermercato ho colto delle battute di un commesso che diceva al suo collega: "Hai visto sui giornali che, nonostante tutti i generali presenti, si sono fregati i soldi dei fiori per Fortugno?". Non credo che quanto aveva capito o sentito dire il simpatico commesso potesse avere qualche aggancio serio con la realtà, ma mi ha colpito ancora una volta il tono irrisorio colto in più occasioni quando si parla di personaggi di primo piano, di associazioni e di iniziative antimafia, di operazioni decisive della magistratura  e, come era successo il giorno prima, di cattura del solito latitante più pericoloso.  Più tardi ancora invece due vecchie signore lodavano il vescovo che le aveva cantate ai politici, ma credo che in realtà il presule non avesse fatto altro che ripetere la consueta supplica di non "abbandonare la Locride".

L’indignazione per tutte le critiche fatte dai passeggeri dell’autobus pian piano si è trasformata in dubbio. Se il sentimento di ribellione della gente comune si manifesta in modo così violento di fronte a un fatto comunissimo, che si ripete migliaia di volte in tutta Italia ogni anno, forse bisogna chiedersi se anche i marioli qualche volta non abbiano un po’ di ragione, soprattutto quando sono vissuti all’estero e hanno avuto esperienze diverse non da turisti, ma da umili lavoratori per diversi anni. Per inciso penso che  saranno contentissimi gli emigranti italiani che lavorano all’estero nel settore della ristorazione, ora che è stata diffusa la notizia, secondo me in modo irresponsabile, che ristoranti e pizzerie all’estero sono nelle mani della criminalità organizzata calabrese. Potranno anche raccontare che sono veneti o piemontesi o emiliani e che non sono mai stati in Calabria. Vi pare che farà qualche differenza per un olandese o un tedesco? Vi sembra che si possa organizzare un campagna di denigrazione più stupida per i nostri concittadini all’estero costretti ad emigrare, soprattutto quando si sa che le rimesse degli emigranti e le pensioni guadagnate nei cinque continenti sono le uniche fonti di sostentamento in diverse aree del paese? Inoltre io non penso assolutamente che i panni sporchi vadano lavati in famiglia, ma sono certo anche che non bisogna gettar nel fango i panni puliti soltanto per esporli con orgoglio. 

Mi perdoni, signor Presidente, ma  persino io, che ho grande rispetto per l’autorità, sono rimasto molto deluso, quando dopo la sua visita nel casertano, Lei ha rilasciato delle dichiarazioni sostenendo che per combattere la ‘ndrangheta e la camorra non solo bisogna colpire i politici sciogliendo i consigli comunali, ma anche mandare via i burocrati collusi con la criminalità organizzata, e poi bisogna ricorrere al carcere duro.
Ahime! Signor Presidente è la nostra condanna quella di sparare all’albero accanto, sperando che esso alla fine cada e spezzi il bersaglio.
Il clinico viennese Josef Skoda scriveva nel diciannovesimo secolo che per le malattie interne la cosa migliore era non fare nulla, tanto una cosa valeva l’altra, ma tuttavia non escludeva l’effetto placebo e l’adozione di un misura qualunque, ut aliquid fieri videretur, perché si avesse l’impressione che si facesse qualcosa e non si restasse inerti.  Erano quelli i limiti della scienza medica in quei tempi, ma persino io, che ero un bambino alla fine degli anni ’40, riuscivo a capire che, ogni volta che avevo una febbricola e il buon paterno medico condotto ordinava immediatamente una dieta esclusiva di riso scondito e il clistere, c’era sapore di presa in giro, così come ancora adesso sento puzza di bruciato quando incomincia il battage annuale su virus influenzali e vaccini, che evito accuratamente, per andare a punzecchiare a casa i miei amici che li usano e finiscono a letto. E’ un rischio, ma almeno non costa niente e la cosa mi diverte e soprattutto, in questa situazione, mi viene sempre più spesso in mente il verso di Catullo: Quid est, Catulle, quid moraris emori?, che traduco liberamente: Suvvia, Giovanni, tardi ancora a morire?. 

Vede, Signor Presidente, i cittadini sono stanchi di essere trattati come imbecilli, soprattutto quelli abituati a vivere di poco e a valutare con grande cura la necessità o l’utilità di una spesa e a discernere a prima vista la superfluità di un atto e di un comportamento. Sanno benissimo che se ci sono cento poliziotti dietro una fiaccolata organizzata da anime nobili, gli stessi non possono badare ai delinquenti. Si rendono perfettamente conto che mandare cento soldati nel luogo dove è successa una strage ha solo l’effetto di un blando analgesico.  Non ignorano affatto che certi afflati antimafia sono trampolini per la carriera politica. Hanno sperimentato, lavorando all’estero, lo sfottò, i frizzi e i lazzi ai tempi del processo Andreotti e sanno che anche loro amici pensavano, dopo la pubblicità su Contrada,  che italiano fosse sinonimo di mafioso.  Conoscono da quando erano bambini alcuni noti collaboratori di giustizia e sanno bene quanto valgono. Già a priori sospettano che l’ampliamento dell’ambito d’inchiesta  della commissione antimafia  ai fenomeni di criminalità all’estero sarà solo occasione di superflue gite, ingiustificate quanto la partecipazione delle delegazioni regionali alla kermesse del Columbus Day. Non riescono ad evitare di ridere quando  parlano dei loro libri certi soggetti autonominatisi esperti.  Hanno sentito parlare di una convenzione internazionale sulla criminalità organizzata costata all’Italia miliardi e firmata a Palermo, ma risultata perfettamente inutile. Se poi hanno letto qualche libro, quando un magistrato di punta consiglia, per risolvere il problema della ‘ndrangheta, di condannare i suoi affiliati a trent’anni, incominciano a chiedersi se ha mai sentito parlare delle grida di manzoniana memoria, se conosce la storia della repressione del cosiddetto brigantaggio delle province meridionali o se sa che quello di aumentare le pene è stata l’unica banale idea  applicata costantemente in Italia per contenere la criminalità organizzata e quella disorganizzata.
Il cosiddetto carcere duro, poi, è ancora più inutile del famoso fermo di polizia, contro il quale organizzarono manifestazioni per anni i radicali. Il figlio di un mio amico che sta preparando la tesi di laurea sul tema ha scoperto che di fatto la norma non venne mai applicata e furono spacciati per fermo di polizia normali fermi di polizia giudiziaria, probabilmente solo per accontentare i governi che lo difendevano.

Per quanto riguarda lo scioglimento dei consigli comunali  per infiltrazione mafiosa, la norma non mi pare degna di uno stato che ponga in primo piano i principi della democrazia, ma soprattutto mi sembra più costosa che utile. Mi pare che fosse Churchill che trovava naturale che ci fossero degli sciocchi in parlamento,  dal momento che esso rifletteva la situazione del paese. Se sono stati commessi reati, i responsabili vengano processati, ma si risparmi l’inutile spesa per nuove elezioni ai cittadini, perché, se davvero la criminalità organizzata è così potente, anche il nuovo consiglio sarà da essa condizionato, considerato che non sarà eletto da finlandesi o polacchi, ma dagli stessi elettori di prima. Qualche giorno qualcuno scoprirà che le autonomie locali servono agli amministratori e a chi ha le mani in pasta, non ai cittadini amministrati e che il cosiddetto federalismo  è solo una formula per una diversa spartizione del potere tra chi lo detiene. Forse basterebbe studiare la storia dei piani regolatori e non tralasciare l’analisi della giungla retributiva e scoprire che ci sono più profittatori che mafiosi.

Vede, Signor Presidente, probabilmente dovremo aspettare ancora parecchi anni perché qualcuno si dia da fare per scoprire antisettici, sulfamidici e antibiotici e dovremo ancora sopportare i clisteri delle indiscriminate intercettazioni pluriennali, i cataplasmi di cortei e congressi antimafia, i salassi alla finanza pubblica per iniziative del tutto irrazionali, il ricorso a pratiche esorcistiche per scacciare i demoni della criminalità organizzata,  piuttosto che lo studio di metodi  nuovi per prevenire e reprimere specifici reati che turbano la società.  Me ne dispiace perché ho avuto uno zio maresciallo di pubblica sicurezza, al quale sono stato molto affezionato  fino alla fine, ma mi ha anche deluso la dichiarazione del Capo della Polizia che ha fatto riferimento solo al contenimento degli sprechi, tema trito e ritrito che sa di coordinamento delle forze di polizia oppure è un clamoroso autogol. Sul punto non voglio dire altro, ma mi pare che, per esempio, persino il palese fallimento nella prevenzione e nella repressione dei reati commessi dai tifosi, compito credo più limitato,  imponga una più energica e costante pressione sulle meningi.
Non scopro nessun segreto, se dico che anche noi mediocri sappiamo distinguere la “pupiata”, la rappresentazione del teatro dei pupi, dalle iniziative serie e meditate, le panacee e gli  elisir di lunga vita dagli antibiotici, gl’istrioni dalle persone serie, la difesa dell’indipendenza della magistratura dalla tenace presa su una serie di privilegi, che non hanno alcun rapporto con l’interesse generale e consentono abusi innominabili e disservizi ineliminabili, la nullità di alcuni noti manager e megadirigenti pubblici, nazionali o regionali,  che restano al loro posto sempre nonostante lo sfacelo di amministrazioni e aziende e la lunatica individuazione degli interessi  pubblici. Dulcis in fundo: in molti conosciamo la indiscutibile vacuità di alcuni nostri rappresentati in parlamento, ma non è questo che ci spaventa, anzi personalmente credo che una sostanziale mancanza di senso critico, una provvidenziale pigrizia e un felice spirito gregario sono assolutamente indispensabili per far funzionare un sistema con mille rappresentanti. Onorevoli di tal fatta hanno la stessa funzione dell’azoto nell’atmosfera e sono necessari alla sopravvivenza.  Quando, però, per la ricerca di potere personale, di corrente o di partito, come succede da cinquant’anni scatenano le piazze e bruciano milioni di euro, allora  ci assale qualche dubbio sul funzionamento del sistema democratico, che rende estremamente difficile il ricambio.  Quando alcuni soggetti fanno finta di credere che un milione di studenti minorenni, ancora incapaci per il diritto pubblico,   buttati fuori dalle aule e spinti per strada a bloccare la circolazione, imbrattare i muri, cantare Bella ciao contro l’invasore e dileggiare il solito Berlusconi contano più di molti milioni di elettori, allora è chiaro che o considerano il voto un puro accidente in democrazia o sono in perfetta malafede. C’è chi propende per questa seconda ipotesi, sostenendo che chi ha cambiato più volte etichetta in questi ultimi anni gli ricorda purtroppo la truffa degli alimenti scaduti. Che strane associazioni fa il  nostro cervello!

Signor Presidente, è evidente che il dissenso registrato nel mesocosmo locrideo diventa un rimbombo assordante nel macrocosmo Italia e soprattutto nella capitale, dove certi ministeri  sono costantemente assediati  da soggetti vocianti in bivacco. Non vogliamo certamente abolire il diritto costituzionale dei cittadini di riunirsi pacificamente senz’armi, vorremmo soltanto che gli organizzatori delle manifestazioni, che si attendono certamente vantaggi e successi personali (compreso al limite quello di veder riconosciuta la bontà delle proprie idee) cercassero con l’autodisciplina di non dare fastidio agli altri e magari venissero considerati civilmente responsabili dei danni provocati nel corso delle manifestazioni da loro indette e non mandati a rappresentarci in Europa. Sarebbe un grande passo avanti in democrazia.
Non potete  fare proprio niente per evitare la continua esecuzione di queste prove tecniche di rivolta attuate dai soliti signori, che da anni, come si dice da noi, lanciano la pietra e nascondono la mano?