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Abbiamo appreso che all’Onorevole Menapace non piacciono le Frecce Tricolori perché sono costose, inquinano e spaventano i bambini. La signora non sa che di quello che pensa lei c’importa poco e ancor meno c’interessa quel che pensa il suo collega Rizzo (mi pare che si chiami così) che si professa pacifista ma voterà per la missione in Afghanistan, per non consegnare l’Italia a Berlusconi. Deputati e senatori stanno là per votare e non per evangelizzarci. Se quindi ad 83 anni la signora Menapace ha deciso di varcare la soglia del Parlamento, sappia che ha una fortuna, di poter presentare una legge per vietare l’impiego di mezzi militari in manifestazioni pubbliche. Per fare la stessa cosa devono mettersi insieme cinquantamila cittadini … Ma dato che non mi pare che sia l’unico spreco di denaro pubblico, forse sarebbe il caso di stabilire che ciascuna istituzione, come si pretende per le Forze Armate, si limiti ad interessarsi esclusivamente del suo compito di base e non si serva di alcun ufficio di pubbliche relazioni. Non ho niente contro il giornalista Mastrogiacomo e sono felice che si sia salvato, ma vediamo un po’ cos’è successo, per quanto riguarda iniziative del tutto inutili per la sua salvezza, ma adatte solo dare lustro all’immagine di chi le ha promosse o attuate. Che senso ha avuto la gigantografia al Campidoglio? Che senso ha avuto la manifestazione pubblica? Certo non serviva né ad impressionare i talebani, né a sensibilizzare il governo, che era già chiaramente impegnato. Far adunare migliaia di persone da diverse località e rallentare il traffico di una città forse è più inquinante di una manifestazione delle Frecce Tricolori. E le persone che hanno partecipato si sentono più nobili di cuore di chi nello stesso momento stava lavorando? Vediamo cos’è successo in Afghnistan. Immaginate di essere un capo talebano e di ricevere, nell’imminenza di un’offensiva delle truppe straniere che occupano il territorio, una sollecitazione a parlare con un giornalista connazionale di soldati vostri nemici. Dovreste avere un servizio informativo di alto livello per sapere con certezza che in Italia ci sono progressisti pacifisti, filo-americani guerrafondai e Giani bifronti, che approvano la missione non contro i talebani, ma contro Berlusconi. Se fossi io il talebano e mio fratello mi raccomandasse il giornalista, non mi fiderei affatto. Potrei accettare il rischio di riceverlo, solo se mi portasse un po’ di armi o comunque materiali che non posso reperire in altro modo, ma non credo che il Mastrogiacomo potesse mai indursi a fare questo né che il giornale potesse pagare una somma altissima per notizie che sarebbero state al 99% false, dal momento che non esiste prova che i talebani siano dei fessi. Allora io guerrigliero che farei? Intanto fisserei all’italiano un appuntamento in un luogo dove io non sono mai stato e poi lo farei catturare dai miei in un luogo di obbligato passaggio, considerandolo una spia. Ed è quello che è successo e quanto è costato far uscire dalla trappola il prigioniero lo sanno tutti. Quello che non sanno tutti e nemmeno io, chi era stato l’intermediario ed aveva organizzato l’incontro tra il giornalista e il capo guerrigliero. Ma non è tanto questo l’aspetto grave. Credo che il fatto più assurdo sia stato lo spettacolo del ritorno. Se il talebano avesse avuto qualche dubbio sulla malafede dell’italiano, guardando per satellite la televisione italiana o Al Jazira, ora ne sarebbe convinto. Quest’uomo che scende da un aereo speciale della Presidenza del Consiglio, atteso da ufficiali dell’Aeronautica e da altri militari, tutto sorridente, con l’espressione del vincitore (nonostante il suo autista sia stato sgozzato davanti a lui, il suo interprete sia ancora prigioniero e il mediatore sia in carcere), viene atteso dal Presidente del Consiglio e subito dopo viene scortato nella notte presso cinque – dico cinque – giudici antiterrorismo per essere sentito con urgenza, non si capisce per quale reato. Insomma con tutto questo spettacolo organizzato per i nostri concittadini considerati gonzi e che ha impegnato un sacco di gente, tra autisti, scorte e militari, si è scelto il modo migliore per far torturare ed ammazzare il povero interprete. Spero che i signori talebani dispongano di un buon conoscitore dell’Italia, che spieghi loro che molti nostri connazionali, soprattutto politici, hanno in testa una sola cosa: fare bella figura (anche se hanno uno strano senso della bella figura!!!). Quindi rilascino il povero interprete, se veramente lo trattengono. Quanto ai nostri – Mastrogiacomo e governo - cambino autori e regista. Mastrogiacomo con asciugamano in testa, Mastrogiacomo che esalta i talebani, Mastrogiacomo che scende dall’aereo con atteggiamento di vittoria; i rappresentanti del governo che si mostrano entusiasti per quanto hanno fatto. Alla fine qualche schizofrenico, con la logica propria degli schizofrenici, potrà concludere che il sequestro è stato simulato, che nessun autista è stato ucciso, che lo sconosciuto interprete sta in vacanza a Capri e che questo era l’unico modo che consentiva di aiutare gli eroici resistenti afgani. Quindi stiano attenti a quello che dicono e come si comportano, perché rischiano di confondere le idee dei cittadini, e considerino che in Italia un complottista è sempre in agguato e che qualcuno di essi, anzi più d’uno, per colpa di qualche partito e di molti elettori, siede in parlamento Tiberio