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Desidererei intervistare gli assassini dei professori Massimo D’Antona e Marco Biagi e i presunti aspiranti assassini del professore Pietro Ichino e chiedere direttamente a loro perché mai abbiano pensato di eliminare i tre consulenti, ben sapendo che, in materia di presentazione di progetti o disegni di leggi, i loro consigli potevano essere anche carta destinata al cestino posto sotto la scrivania del ministro competente oppure oggetto di una lettura distratta tra il primo e il secondo piatto in uno dei ristoranti vicini a Montecitorio o a Palazzo Madama. Le cause possono essere diverse. In primo luogo militanti sindacali e aspiranti parlamentari (sulle orme degli attuali presidenti di Camera e Senato) possono inconsciamente immedesimarsi nei politici e non riuscire a rivolgere le armi contro di loro: quindi ammazzano il consulente e inviano un segnale di avviso. In secondo luogo, siccome non mancano di contatti all’interno della cabina di comando, potrebbero essere influenzati da chi, navigando nel torbido, li plagia, convincendoli che tutto il problema si esaurisce nell’esistenza del consulente, eliminato il quale nessun politico si sognerebbe di cospirare contro i lavoratori elettori. In terzo luogo, come una gran parte dei cittadini italiani, possono pensare che politici e dirigenti sindacali sono in tutt’altre faccende affaccendati per avere il tempo di mettersi a scrivere una bozza di legge decente (e molti dubitano anche che sappiano farlo), in armonia con una visione riformistica di carattere generale e con idee chiare sulle conseguenze che ne derivano sul piano dell’ordinamento nel suo complesso e della struttura organizzativa della pubblica amministrazione. Il consulente diventa, quindi, quale essere pensante, la personificazione del Leviatano, immagine dello strapotere dello Stato e viene affrontato ed eliminato. In quarto luogo, poiché si tratta di rappresentanti sindacali, possono reagire alle frustrazioni subite all’interno della loro organizzazione – una macchina poderosa sempre più lontana dai problemi della base – e fanno un gesto disperato, con il quale pensano di scuotere l’opinione pubblica, uccidendo chi in quel momento è più in vista sia all’interno che all’esterno del sindacato. Quest’ultima ipotesi m’è venuta in mente, dopo aver letto il libro del professore Ichino, che onestamente mi ha fatto pensare più allo sfogo del vecchio che sta in fondo alla lunga fila di uno sportello di un ufficio postale che all’idea geniale capace d’ispirare una riforma seria della pubblica amministrazione, ancora fondamentalmente piemontese. Eppure, chi sa perché, la grande stampa ha fatto un personaggio e un possibile bersaglio del professore, peraltro già parlamentare che non risulta che si sia battuto tradurre in leggi le sue brillanti idee. Una cosa, comunque, è certa: la maggior parte dei cittadini che vede svolazzare i parlamentari tra programmi televisivi ed eventi mondani, li ode mentre si lasciano andare a puri esercizi di retorica o si esibiscono, con aria di sufficienza, in manifestazioni di disprezzo delle opinioni altrui, li sente magnificare i miseri risultati raggiunti, constata di giorno in giorno che la politica guarda quasi esclusivamente a se stessa. Fa sondaggi per cercare di capire cosa conviene dire per acquistare simpatie, tanto che alla fine i protagonisti sono tutti federalisti, tutti liberali, tutti forcaioli, tutti mezzo cristiani e mezzo sibaritici. E’ naturale che qualunque partito aspiri alla sua conservazione e alla sua crescita, ma ormai siamo all’assurdo, come dimostrano le discussioni sulla modifica della legge elettorale. Insomma, nel 1945 l’Alta Corte di Giustizia condannò a morte (pena poi non eseguita) Giacomo Acerbo, che aveva preparato il progetto fascista di riforma elettorale, con l’esagerato premio di maggioranza. Il fascismo avrebbe vinto comunque le elezioni, anche se fosse passata la proposta dei popolari, in particolare di De Gasperi, che avrebbero voluto assegnare il premio di maggioranza alla lista che avesse ottenuto il 40% dei voti (e non il 25%). I popolari, comunque, concorsero con il loro comportamento all’approvazione del disegno di legge Acerbo. Nel 1953, a causa della cosiddetta legge truffa, le strade italiane si bagnarono di sangue. Oggi, con la parola magica governabilità, si sta tentando la stessa operazione, ma siccome sia i due blocchi sia i singoli partiti si trovano in un equilibrio instabile, tutti, compresa l’Italia dei valori, il partito savonaroliano, vogliono stare attenti a non prendere fregature, soprattutto dopo che l’ultima riforma ha fregato chi l’ha votata. Quel che mi dà più fastidio è l’ipocrisia. Nessuno che avesse un barlume d’intelligenza (e di chi fa politica si può dire tutto, tranne che non sia intelligente o almeno molto furbo) poteva pensare che, in una situazione politica come quella italiana, potesse funzionare un sistema bipolare ed essere congruo un sistema elettorale maggioritario. La politica italiana non è rappresentabile con una linea, ma piuttosto come una piramide, la cui base è un poligono del tutto irregolare e la cui altezza è di poco maggiore di uno dei lati della base: una miriade di piccoli partiti fortemente personalizzati e un’aggregazione più forte, la cui principale caratteristica è quella di ignorare le ideologie o di non lasciarsi incantare da esse. La cosiddetta seconda repubblica non solo non ha semplificato il quadro politico, ma ha visto sorgere i partiti nominativi, mi pare che cominciò DINI. Pensateci un attimo: perché un elettore medio, senza interessi specifici, dovrebbe fidarsi di un nome? Oppure il nome serve ad individuare l’appartenenza a una lobby ed è un segnale per i suoi membri? E allo stesso momento vi sembra realistico che il capo di un partito rinunci al suo potere e al suo seguito elettorale? Non è stata sufficiente la lezione delle correnti democristiane, che hanno fatto dell’Italia la campionessa dell’instabilità? E se non è riuscito ad assicurare la stabilità un partito che ha raggiunto anche il 44% (mi pare di ricordare) dei voti, perché dovrebbero riuscirci una serie di piccoli partiti che rappresentano grumi di interessi personali? E il partito comunista non ha subito un crollo, nonostante sia uscito immune dall’operazione Mani pulite? Il numero dei suoi elettori, ormai, non è molto vicino al numero dei cittadini inseriti nell’organizzazione economica e di sottogoverno dello stesso partito, fatta crescere a dismisura dalla DC, schiava delle manifestazioni di piazza e protesa a fingersi paladina della libertà antifascista? La conseguenza quale è stata? Si sono formate delle coalizioni attaccaticce che hanno deciso prima il numero dei seggi spettanti a ciascuna delle sue componenti, senza alcun rispetto per la volontà degli elettori. I piccoli partiti si sono così assicurati la loro sopravvivenza ed i cosiddetti leaders si sono dati da fare per mettersi intorno figure di secondo piano incapaci di attentare alla loro leadership. Vi pare che altrimenti avremmo un presidente della Camera che venera ancora Fidel Castro, il peggio del peggio del culto della personalità, che privo del senso del ridicolo si autoproclama lider maximo? L’ultima riforma elettorale ha peggiorato le cose, per quanto concerne il rispetto della volontà degli elettori ed è chiaramente nata dalle speranze velleitarie di un soggetto, a tutti noto, che si crede un’aquila e non lo è? La giustizia? Uno sfacelo! L’economia? Nelle mani di quattro dandies e sciagurati incapaci, che si assegnano prebende miliardarie e mandano in fallimento ferrovie, trasporti aerei e telecomunicazioni! Le banche? Padrone d’Italia, altrimenti non si spiegherebbe come mai facciano fallire i piccoli in attesa di avere un mutuo e versino fiumi di danaro nelle tasche di bancarottieri, manovrino la politica e non subiscano nessuna seria attività ispettiva da parte della Banca d’Italia. E ancora, ancora, ancora… E noi cincischiamo ancora con i sistemi elettorali? Parliamo di tutela delle minoranze, quando si tratta solo di tutelare singoli soggetti detentori di una fetta di potere politico? Cito un brano di un libro nato morto (nel senso che non sarà mai pubblicato) di un amico: “ L’essenza della democrazia non sta nel mettere una croce sul nome di una persona che altri hanno scelto come tuo rappresentante, ma nella possibilità che tu la mandi a casa, quando ormai ti fa nausea e ne hai constatato o la doppiezza o l’incapacità o la mancanza di senso democratico. L’unico modo per chiarire veramente il quadro politico è ristabilire il sistema proporzionale puro, dando la possibilità di esprimere anche un voto contrario e assegnando a ciascuno la somma algebrica dei voti ottenuti. Solo in questo modo ci libereremo di imbecilli, presuntuosi, retori televisivi, saltimbanchi, Girella e lecca…(censura)!” Il mio amico è un ottimista, ma se penso che c’è gente che sta da cinquant’anni al potere e vale veramente poco o niente, qualcosa bisognerebbe fare e se il sistema non lo consente è un sistema sbagliato! Guardate quanti dei nostri rappresentanti sono figli, figlie, nipoti, mogli o amanti di altri politici? Vi sembra normale? O pensate che geneticamente sono diversi dai normali cittadini e quindi meritano di comandare? Pensate a coloro che conoscete da vicino…! Tiberio