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dea roma lola 2arsoliC’è in provincia di Roma una cittadina che meriterebbe oggi una più alta rinomanza. Arsoli.  Antico insediamento degli Equi durante il V-VI sec. a.c. Chiamata  Arsula da arx (rocca) e saxa (sasso) dai romani conquistatori intorno al III a.c. Territorio ricco di acqua tanto da consentire la costruzione degli acquedotti Claudio e Marcio nel I secolo a.c. per trasportare l'acqua fino a Roma già da allora. Successivamente alla decadenza dell’impero romano non si ebbero più notizie di Arsula fino all’anno mille. Nel secolo X riappare. Si ha notizia di un castello dei frati benedettini di Subiaco. Nel 1574 San Filippo Neri, padre spirituale dell’antica famiglia patrizia dei Massimo consigliò loro di comprare il castello per la salubrità del posto. I marchesi e poi principi Massimo restaurarono il castello e la chiesa di San Lorenzo.  Al castello  furono ospitati illustri personaggi tra cui Giacomo III d’Inghilterra nel 1773 e  Papa Gregorio XVI nel 1834. Il castello nel corso dei secoli fu  sottoposto a numerosi restauri tra cui quello eseguito da Giacomo della Porta che estese i lavori anche nella vicina e annessa chiesa del Ss. Salvatore.
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Arsoli si trova a 472 metri sul livello del mare a ridosso del parco nazionale d’Abruzzo. Si affaccia sulla valle del fiume Aniene. Un paesaggio di una bellezza straordinaria, lussureggiante per l’abbondanza di acque fresche e limpide che sgorgano dalle sorgenti delle famose “Acque marce”. Acque che arrivano fino a Roma.  Le sorgenti, secondo dati riportati, forniscono circa  4200 litri al secondo di purissima acqua  ai Romani.
Ecco alcune note sulle acque di Arsoli e gli acquedotti dell’Acqua Marcia e Claudia  tratte dal sito internet www.simbruinastagna.com “ Simbruina stagna - Luoghi senza tempo"” “Gli acquedotti romani dell’area sublacense”

“AQUA MARCIA
Acquedotto alimentato da abbondanti sorgenti di acqua limpida e freschissima situate nei pressi di Marano Equo, tra Arsoli ed Agosta. Nel 144 a.C. il pretore Quinto Marcio Re con un’opera inedita per quel tempo la incanalò verso Roma. Una fila di archi lunga circa 9 km che fiancheggiava via Latina passava per l’attuale Porta Maggiore ed arrivava fino alla Porta Tiburtina. Poi con opere di canalizzazione secondarie l’acqua arrivava al Quirinale, al Campidoglio, ed una ramificazione alimentava anche le terme di Caracolla. Questa parte di acquedotto venne potenziato in un secondo momento con una nuova sorgente che arrivava da Arsoli “Fons novus Antoninianus”, Acqua Antoniana. L'Aqua Marcia subì consistenti opere di restauro da parte di Agrippa nel 33 a.C. e di Augusto tra l'11 e il 4 a.C.: quest'ultimo, come per l'Aqua Appia, potenziò la portata del condotto con la captazione di una nuova sorgente detta Augusta. Altri restauri furono eseguiti da Adriano, da Settimio Severo e da Diocleziano tra il III e il IV secolo, quando questi utilizzò un ramo secondario per alimentare le Terme di Diocleziano. L'ultimo grande restauro si deve a papa Pio IX quando, nella metà dell'Ottocento, incaricò Luigi Canina e Nicola Moraldi di ripristinare l'antico acquedotto Marcio: l'acqua, in onore del papa, fu denominata Acqua Pia ed una propria mostra, la Fontana delle Naiadi. Resti dell'Aqua Marcia sono oggi visibili soltanto presso il Casale di Roma Vecchia o Villa dei Quintili, in vicolo del Mandrione, a Porta Maggiore e a Porta Tiburtina.

AQUA CLAUDIA
Questo acquedotto fu iniziato da Caligola nel 38 d.C. e terminato da Claudio nel 52 d.C. L'acqua proviene dal XXXVIII miglio della via Sublacense, tra Marano Equo e  Arsoli, in prossimità delle sorgenti dell'Aqua Marcia. L'acquedotto, si snoda su di un percorso totale di circa 68 km, 15 dei quali a cielo aperto, dopo aver viaggiato in un canale sotterraneo, usciva all'aperto al VII miglio della via Latina, nell'odierna zona delle Capannelle. Da qui l'acquedotto, al quale fu sovrapposto anche lo speco dell'Anio Novus, continuava il percorso, fino ad entrare in città alla Spem Veterem (Porta Maggiore). Numerosi erano i rami secondari che da qui si staccavano, il più importante dei quali era sicuramente quello costruito da Nerone: l'Acquedotto Neroniano, che si dirigeva verso il Celio, seguendo il percorso dell'Aqua Appia e fu realizzato per alimentare il ninfeo e il lago della grandiosa reggia neroniana, la Domus Aurea. Le arcate furono restaurate dai Flavi, da Adriano e soprattutto da Settimio Severo e da Caracalla nel 211 d.C. “
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Io ad Arsoli ci sono arrivata per caso, andando a trovare degli amici che hanno casa lì e ne sono rimasta affascinata. Da quel giorno ormai di tanti anni fa appena posso ci torno.
Ieri era una bella mattinata di sole. Domenica 25 aprile. E ho fatto la mia solita escursione fuori porta. Con amici. Sono andata a fare la spesa da portarmi a Roma.. Perché in questo paese si trovano alimenti freschi del posto e a prezzi ragionevoli. Non devi accendere un mutuo ipotecario per entrare in macelleria e in un negozio di frutta e verdura come potrebbe accadere nelle metropoli.

Attraversando la bellissima piazza Valeria dove un tempo si affacciava un bar  in cui
Luigi Pirandello, quando si trovava in villeggiatura nella valle dell’Aniene era solito prendere il caffè e leggere il giornale seduto fuori davanti la fontana zampillante.

Ci sono in piena attività
su questa piazza i preparativi per la festa della primavera. Si pranza in piazza. La pro loco organizza spesso la domenica degli incontri conviviali per i residenti e i passeggeri. Con nemmeno dieci euro a persona un pasto completo con prodotti locali. Compreso un ottimo vino prodotto sempre nelle vigne della valle.

Il castello dei Principi Massimo è aperto e lo posso visitare. In occasione della "XII settimana della Cultura" promossa dal Ministero dei Beni Culturali vi saranno visite guidate al Castello e gratuitamente. Uno spettacolo che non mi sarei aspettata.  Scalinate maestose e saloni affrescati in maniera divina. Saloni dentro saloni. Al piano nobile il Salone di Benefial, con i suoi splendidi affreschi, la Sala d’Ercole con affreschi attribuiti ai fratelli Zuccari.  Giardini pensili. La cappella dedicata a San Filippo Neri,
il confessore e amico dei principi Massimo e da questi a lui dedicata per un miracolo che operò sul piccolo principe Paolo Massimo malato.  Così mi è stato raccontato ieri durante la mia escursione. Tra gli alberi dei giardini troneggia un’immensa statua della dea Roma, trovata durante i lavori alla stazione Termini e trasportata al castello essendo stata ritrovata nelle proprietà della famiglia  patrizia a Roma.

Dal sito Castelli del Lazio ho estratto questa relazione che vi trascrivo:
” La spettacolare mole del castello Massimo sovrasta con le sue poderose strutture il borgo di Arsoli. Notizie del 997 redatte da papa Gregorio V ci comunicano che in tale epoca doveva esistere una qualche sorta di monastero fortificato di pertinenza dei monaci benedettini dell’abbazia di Subiaco. Un altro documento datato al XIII secolo attesta invece la proprietà del castello da parte della famiglia Passamonti, da cui nacque il condottiero di ventura Amico d’Arsoli alla fine del XV secolo. Nel 1536 questi cedettero il feudo agli Zambeccari che, per gravi dissesti economici, vendettero nel 1574 il castello all’antica, potente e nobile famiglia romana dei Massimo. L’acquisto del castello fu consigliato da san Filippo Neri, intimo amico di casa Arsoli come è testimoniato da una lapide posta all’interno delle sale del castello. Nel 1591 il castello ed il borgo vennero assediati dal bandito Marco Sciarpa. Intorno al 1670 Fabrizio Massimo, signore d’Arsoli, costruì all’interno del maniero una farmacia, un teatro e, autorizzato dal papa, istituì anche un mercato. Nel 1686 i Massimo vennero investiti del titolo di marchesi e nel 1733 ospitarono nel castello Giacomo III d’Inghilterra. Poco dopo, nel 1744, il castello venne assediato dalle truppe spagnole ed parzialmente saccheggiato nel 1798. Nel 1938 vi venne ospitato Umberto di Savoia, futuro re d’Italia, anche se per breve tempo. Il castello risale, nelle sue più antiche strutture al X secolo anche se, a causa dei danneggiamenti ed alle conseguenti ricostruzioni, conserva ben poco delle prime antiche strutture. Uno tra gli interventi più notevoli e risolutori fu quello apportato dall’architetto Giacomo della Porta nella seconda metà del XVI secolo. Altra grande trasformazione fu quella del 1874, creata in occasione del III centenario del possesso di Arsoli da parte della famiglia Massimo. La severa e complessa mole del castello sorge sulla parte più alta dell’abitato ed ha, per le caratteristiche del terreno, forma piuttosto irregolare. Si accede al castello per mezzo di un vasto spiazzo aperto dal quale sulla sinistra si aprono i giardini all’italiana ed il monte Belmonte dove fa bella mostra di se la statua della dea Roma proveniente dai perduti giardini della villa di famiglia a Roma. Dall’altra, per mezzo di una rampa in salita che fiancheggia la roccia e le murature, si perviene, passando sotto un arco controllato da un torrioncino circolare con merlature, ad un secondo spiazzo con la chiesa a pianta centrale di San Roco. Da qui, attraverso un altro arco si accede ad una terza e più piccola corte da dove, attraverso un grande portale nelle murature si entra nel castello. Nel vestibolo d’ingresso fa bella mostra di se una carrozza ed alle pareti trofei di caccia. Passato il vestibolo, per mezzo di una rampa si perviene al piano nobile, frutto di un compromesso tra l’architettura del della Porta e le ricostruzioni della fine del XIX secolo, che conduce quindi ad una lunga galleria ornata da una preziosissima raccolta d’armi con corazze, alabarde, fucili, drappi e trofei. La galleria immette nelle splendide sale del piano nobile, tutte affrescate da importanti pittori del tempo, quali gli Zuccari. A questi nel 1749 si aggiunsero gli affreschi di Marco Benefial. Le sale sono tutte decorate con splendido mobilio originale, dai letti a baldacchino ai preziosi tavoli. Da un’apertura si passa all’interno di un piccolo cortile che immette nel bel giardino pensile superiore, ove si apre la piccola cappellina cosmatesca e la sala da biliardo. Nel castello è inoltre presente la camera dove soggiornò san Filippo Neri. “

Tante le cose straordinarie che mi ha fatto vedere il mio cicerone d’eccezione. Il sindaco Paolo Martino. Primario ginecologo all’Ospedale di Subiaco.Ci siamo conosciuti ai tempi dell’università e della nostra militanza sindacale medica. Finita ormai per me da molto tempo. Perso poi di vista per ritrovarci casualmente e piacevolmente ad Arsoli.  Mi ha guidato anche ttraverso le navate della chiesa del Ss. Salvatore  che i principi  hanno messo a disposizione della cittadinanza. Qui è custodita la copia  del 1600 della Sacra Sindone. Un grande drappo color avorio posto in un specie di teca sulla sommità di una  navata della chiesa. Chiesa aperta da poco, dopo circa dieci anni di restauro. Si possono ammirare gli affreschi di Benefial.

Durante la passeggiata culturale ho potuto anche ammirare un antico lavatoio coperto dove acque freschissime si immettono in una splendida  vecchia  vasca a forma di losanga. Qui il Dr. Martino, uomo molto sensibile anche all’arte e alla cultura, vorrebbe creare il Museo dell’Acqua Ho notato la sua pacatezza e il suo modo di fare, garbato e gentile. La sua passione per Arsoli. Ho visto come in paese  le persone lo salutino con affetto e stima. E il suo ricambiare con un sorriso semplice e molto  rispetto.

Cari amici credo che Arsoli meriti più di una visita. Le  cose belle vanno ammirate e custodite. In questo mondo spesso attraversato da brutture che non possiamo evitare.
Cari lettori, vi voglio anche informare che i rappresentanti dell’amministrazione comunale, con a capo il sindaco, il medico Paolo Martino, in collaborazione con altri rappresentanti la cittadina di Arsoli, stanno per presentare un convegno sulla Sacra Sindone. Convegno molto prossimo. RadioCivetta vi terrà informati.

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