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tacchi-a-spillozoccolette-infraditoIl 30 dicembre scorso su questo giornale da me diretto Anastasia ha scritto e pubblicato un articolo dal titolo:Ferruzzano: avvocati seri e avvoltoi togati. Come si rubano i clienti e si mettono contro chi li ha beneficati... Articolo in cui il solo dato pubblicato è il nome del paesello. Ferruzzano. Il resto è storia… Storia di raggiri, vendette, truffe. Storia squallida. Personaggi principali: Avvocati e avvocaticchi. Clienti. Personaggi, alcuni, che farebbero piangere i miserabili più miserabili di Victor Hugo. I Thénardier, “genitori adottivi” di Cosette, sono ben poca cosa rispetto ad alcuni protagonisti raccontati in questa storia.

Ma, ribadisco, nella storia raccontata da Anastasia né nomi né cognomi. A Ferruzzano di avvocati e avvocaticchi ce ne sono fin troppo. O forse troppo pochi visto la litigiosità che si respira nel ghetto. Tanti, sia appartenenti al genere maschile che femminile.

Ma come con la scarpetta di Cenerentola, solo alcuni si sono  riconosciuti. Quelli a cui calzava la storia, evidentemente. Padri, madri e simpatizzanti.  Quelli che si sono riconosciuti nel racconto. E hanno armato “questioni”. Diramato memoriali e innescato faide familiari. Contro chi? Contro il direttore di Radiocivetta. Non avrebbe dovuto osare pubblicare l’articolo. Troppi dati diffusi. Perché, nel paesello che non c’è, gli affari vanno fatti sotto banco. Nessuno deve sapere. Perché, se si sa che qualcuno ha “guadagnato” Euro 250.000,00 ( duecentocinquantamila), qualche compare magari può pretendere un prestito. Però si può infamare impunemente che ti ha fatto riconoscere l’invalidità. Eccetera, eccetera…

Passi tutto ciò. Ma fino ad un certo punto. Quando le chiacchiere diventano troppe e fuorvianti allora bisogna porre un alto là. Informare il popolo. Fare informazione corretta. Aggiustare il tiro.  Non posso stare a sentire di gente che si sente lesa dall’articolo di Anastasia. Gente  che nell’articolo non ha né nome né cognome. Questo ha un solo significato. Questa gente si riconosce perché evidentemente ha avuto a che fare col “fatto”. Direttamente o indirettamente. Palesemente o nascostamente.

Avevo deciso di stendere un pietoso velo di silenzio su queste squallide vicende. Ma non si può continuare a sentire dire che “Cristo è morto di freddo”.
Coloro che  si riconoscono in questa squallida vicenda e si pungono  si facciano un esame di coscienza. Ma  ciò è difficile.  Perchè anche la coscienza ha un cuore. Ed essi non tengono né coscienza né cuore. Al posto del cuore c'è un portafoglio ad organetto. Secondo il mio giudizio.

A chi mi rivolgo? A quelli che si riconoscono negli avvoltoi togati con zoccoli e spillo nell’articolo di Anastasia e  strillano  come  gallinazze spennate.  Se nessuno si riconosce allora quella di Anastasia  è stata una favola metropolitana. E da quando in qua le favole fanno incazzare?

PS: Segnalo un  articolo  pubblicato il 2 gennaio 2010 dal titolo Ai commentatori anonimi Prendete carta e penna e denunciate il direttore di questo giornale e Anastasia. E naturalmente firmatevi. Il direttore sarà ben lieto di incontrarvi in tribunale. Pubblicato  in seguito all’articolo di Anastasia che ha scatenato le ire funeste di chi si è sentito punto nell’onore.