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garibaldi-vittorioemanuelegiorgio-napolitano-presidenteL’aggressione del Regno delle Due Sicilie era stata programmata nei minimi dettagli e avviata materialmente a partire dai primi giorni di Maggio 1860. Quella che viene presentata falsificando la storia come l’“impresa dei Mille” per l’“Unità d’Italia” e la “Liberazione del Sud”, vide la partenza da GENOVA di un gruppo di un migliaio di persone che oggi sarebbe stato definito di terroristi assassini. A guidare l’allegra  brigata Giuseppe GARIBALDI per conto  dell’Ammiragliato Britannico dietro la foglia di fico del Regno di Sardegna. Sotto la protezione degli inglesi avvenne lo sbarco a MARSALA e la “liberazione” della SICILIA per il tradimento dei comandanti militari  del Regno aggredito, corrotti dall’oro straniero. Ad Agosto 1860 il “dittatore” GARIBALDI in nome e per conto del re savoiardo, effettuate le stragi di BRONTE per rassicurare gli inglesi, con BIXIO giudice e boia, si preparò a passare sul continente e proseguire l’invasione del Regno delle Due Sicilie.

Così com’era avvenuto in SICILIA la marcia del “dittatore” verso NAPOLI fu assicurata dal tradimento dei generali dell’esercito borbonico e del governo “costituzionale” che era stato costituito dopo l’aggressione. L’Esercito delle Due Sicilie tradito dai comandanti militari era composto da soldati fedeli alla Monarchia e al Re Francesco II e il cui valore ancora oggi suscita ammirazione e riconoscenza.

In  chiunque conosca la Storia e abbia la dignità e il coraggio di respingere, dopo cento cinquanta anni, la retorica della falsità dell’“unificazione”. Anche se proposta in ogni salsa dal Presidente napolitano NAPOLITANO. Da ultimo con l’invito riportato nell’agenzia del pomeriggio del 3 Novembre 2010:  “Unità d’Italia e Risorgimento, appello di Napolitano: “Liberiamoci da complessi, cedimenti e rappresentazioni polemiche”. Di quali? Di quelli del tradimento dei comandanti militari borbonici che dopo avere consegnato la SICILIA a GARIBALDI si preparavano a consegnargli la parte continentale del Regno? NAPOLITANO è uomo di cultura e sa benissimo che cosa avvenne dopo lo “sbarco” del “dittatore”. Avrebbe  il dovere di assicurare che la pluripagata commissione dei festeggiamenti per  l’“unità d’Italia” riconosca senza “…complessi, cedimenti e rappresentazioni polemiche” come quell’“unità” fu la colonizzazione di un popolo libero e sovrano che venne schiavizzato e privato anche dell’identità storica. E che oggi dovrebbe accettare come “liberazione” la ricostruzione di quegli avvenimenti che lo privarono della libertà. Solo perché s’è posto un napolitano a capo dello Stato per sterilizzare in anticipo ogni richiesta di ripristinare la verità storica  dopo cento cinquanta anni di dominio coloniale mafiosavoiardo con la collaborazione della classe politica, giudiziaria, burocratica meridionale scelta e cooptata nell’area del potere con l’incarico di mantenere quel dominio e impedire ogni tentativo di attenuarne gli effetti spacciandolo come mafioso. Si ripete oggi quanto si verificò nel 1860. “Intellettuali” e politici, servi del potere mafiosavoiardo parlano di patria per nascondere la conquista e il dominio coloniale del SUD.

Presentano ancora come redentore GARIBALDI, nizzardo, francese, e agente britannico mentre denigrano  i Soldati Napolitani difensori della terra dov'erano nati. Con libri diversi raccontano dell’“inadeguatezza” dei Borboni nascondendo come per Francesco II  quei Soldati combatterono e morirono. E che i sopravvissuti, rifiutando di servire i mafiosavoiardi furono sterminati nei campi di concentramento in PIEMONTE. Garibaldi, consapevole di non poter corrompere i Soldati Borbonici come aveva fatto con i loro comandanti, prima di passare sul continente con la complicità di questi ultimi, il 6 Agosto 1860, da Messina aveva scritto a quei  Soldati: « Ho provato che siete prodi; non vorrei provarlo ancora. Sia tra noi tregua; accettate generosi la mia destra.». E mentre ciò avveniva i suoi emissari, assieme a quelli inglesi e mafiosavoiardi, dentro Napoli, profittando dell’autentica libertà esistente nel Regno delle Due Sicilie, elargivano soldi  e ingaggiavano traditori per tentare di corrompere l'esercito.

E’ accertato come si siano spesi milioni di sterline per corrompere i comandanti militari  perché non facessero combattere l’Esercito Borbonico che avrebbe spazzato via gli invasori. Ciò nonostante attraverso la corruzione dei comandanti miliari – che in PIEMONTE e in INGHILTERRA sarebbero stati immediatamente impiccati -  si arrivò al punto che il 18 Agosto 1860 parecchi ufficiali presentarono al ministro di guerra una petizione firmata, per indurre il Re ad andarsene da NAPOLI senza alcuna reazione contro i terroristi invasori. E Pianelli che aveva il dovere di farli condannare da un consiglio di guerra si contentò di far ritirare la domanda, prova del tradimento. I Soldati Borbonici già sospettosi guardavano indignati il comportamento dei loro comandanti e costoro decisero di  condurli  a morire di stenti e miseria nei lagher dei SAVOIA. Intanto perché nessuno dei comandanti militare che s’erano arresi in SICILIA senza difendere Palermo e Messina aveva subito alcuna punizione. Qualcuno era stato promosso, perché facesse il secondo tradimento. E GARIBALDI in combutta con costoro e alle spalle dei Soldati Borbonici proseguì la sua marcia sul continente.

Tra i traditori si distinse il generale BRIGANTE. Fileno BRIGANTE il 4 Agosto 1860,  in premio del tradimento già attuato  a Palermo fu inviato in CALABRIA con  l’incarico di difendere i forti sulla costa da Scilla a Reggio. In realtà se ne stette a Catona, con i Soldati stesi lungo la spiaggia. MELENDEZ, altro comandante militare, tra Gioia e Bagnara, aveva l’ordine di appoggiare BRIGANTE. Gli altri comandanti erano VIAL a Monteleone, GHIO a Catanzaro, CARDARELLI a Cosenza. Nonostante il tradimento dei comandanti, comprati dall’oro inglese e mafiosavoiardo i Soldati si mantennero fedeli al Re e respinsero le incitazioni a disertare. Il trionfo di GARIBALDI e dei suoi terroristi – ai quali s’erano aggregati migliaia di soldati piemontesi travestiti – fu assicurato dai comandanti militari corrotti e traditori del Regno delle Due Sicilie tra i quali si distinse BRIGANTE. Costui non solo non fece nulla per impedire lo sbarco sul continente di GARIBALDI e dei suoi terroristi ma impedì ogni reazione da parte degli altri comandanti e si mise direttamente d’accordo con l’agente britannico-mafiosavoiardo consegnandogli i forti di REGGIO e di SCILLA sui quali avrebbe dovuto vigilare. La cosa non sfuggì ai Soldati. Anche per le modalità infami con cui il tradimento era stato perpetrato da BRIGANTE che, consegnati i forti, era rimasto a pranzare con GARIBALDI e aveva concordato la propria ritirata.

I Soldati Borbonici avevano assistito direttamente a una pietosissima scena dalla quale avevano ricavato la prova della dimensione del tradimento del generale. BRIGANTE, rientrato dal pranzo con GARIBALDI, era stato raggiunto a Villa San Giovanni da  un sacerdote D. Pietro Carli e un suo nipote. Il sacerdote singhiozzando, gli comunicò come i garibaldesi avessero trucidato il fratello, padre del giovine ed altri quattro. Essi erano riusciti a scampare al massacro per miracolo e chiedevano protezione e sicurezza. I fatti avevano visto Matteo Carli, capo urbano di Fiumara di Muro,  eseguire l’ordine di arrestato di cinque fratelli Morgante per una serie di delitti per i quali erano stati condannati. I Morgante erano stati liberati pochi giorni prima per la grazia accordata  dal Re Francesco II. Usciti di prigione i Morgante, il giorno dopo lo sbarco sul continente di GARIBALDI, erano corsi in casa di  Carli, avevano preso lui e altri quattro,  Francesco, Rocco e Felice Imerti, e Francesco Agostini, e li avevano portati via. I parenti che erano andati a invocare aiuto erano stati cacciati da BRIGANTE che disse di aver altro da fare.

Così quegli sventurati furono assassinati a colpi di fucile sul fiume, e ne fu vietata anche  la sepoltura. Il fratello sacerdote  e il figlio del morto Carli, fuggiti, chiedevano protezione a BRIGANTE che, come aveva fatto in precedenza con gli altri parenti, li cacciò via. BRIGANTE poi   passò a cavallo dai forti della spiaggia dichiarando inutile la resistenza e ordinando che s'arrendessero. Quindi si ritirò verso Palmi per raggiungere Monleleone. Da Palmi BRIGANTE scrisse a Vial, comandante della piazza di Monteleone preannunciandogli il proprio arrivo. Vial gli rispose di non affrontare tale rischio  perché  “troppo era odiato”. BRIGANTE ciò nonostante proseguì il suo viaggio e il 25 Agosto 1860 a cavallo entrò  a Mileto. Fu avvertito da un capitano di non farsi vedere. Fu riconosciuto dagli altri ufficiali che per non salutarlo entrarono in un caffè e fu notato dai soldati che aveva tradito. BRIGANTE tentò di raggiungere la piazza.

I Soldati rivedendolo gridarono “ fuori il traditore!”, 1o circondarono e gli intimarono di gridare “Viva il re”. BRIGANTE, forse ricordando il trattamento che aveva riservato al povero sacerdote CARLI a Villa San Giovanni, mentre tentennava e provava a dire qualcosa, fu disarcionato  e venne ucciso dai militari che aveva tradito. E’ una delle tante pagine della storia dei “mille” che si tenta di nascondere perpetuando nell’ignoranza di quella realtà il dominio coloniale mafiosavoiardo.
falcoverde

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