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dino-boffoDecisione scandalosa dell'Ordine dei Giornalisti. Ieri 11 novemre 2010 la decisione  di  oscurare Vittorio Feltri. Decisione gravissima per la libertà di stampa. Calpestata. Diamo la massima diffusione alla notizia. Pubblichiamo quanto oggi pubblicato in diversi articoli  sul quotidiano online "il Giornale.it" il cui Direttore editoriale è proprio Vittorio Feltri. Il titolo in apertura e questa nota sono a cura di RadioCivetta.

feltri15"Mettono il bavaglio a Vittorio Feltri per tre mesi "
La solidarietà della politica: una scelta faziosa. Altro attacco alla libertà di stampa: sospensione di tre mesi dopo il caso Boffo. Feltri: "Quando le cose le facciamo noi è dossieraggio, se le fa Repubblica va tutto bene". Paolo Berlusconi: "Vogliono colpire una voce libera". La solidarietà della politica, La Russa: "E' stata una scelta politica". L'editoriale: Ci vogliono far tacere di A. Sallusti ( che troverete qui pubblicato )

Roma - L'Ordine dei giornalisti imbavaglia Vittorio Feltri. Ancora un attacco contro le voci libere della stampa. Il Consiglio dell'Ordine nazionale dei giornalisti ha sospeso per tre mesi il direttore editoriale del Giornale. L'Odg ha ridotto da sei a tre mesi la sospensione inflitta dall’Ordine della Lombardia a Vittorio Feltri per il caso Boffo.

Bocciate le prime due proposte La fazione del Consiglio che ha sostenuto le ragioni di Feltri ha avanzato prima una richiesta di commutare in una semplice censura la sospensione di sei mesi irrogata dall’Ordine lombardo. Bocciata nel voto quella, è stata avanzata una nuova proposta di ridurre la pena a due mesi. Dopo che anche questa votazione non aveva avuto esito positivo, è stata messa ai voti l’ipotesi di un dimezzamento della sanzione a tre mesi: il Consiglio si è spaccato, con 66 favorevoli alla riduzione e 66 contrari ed ha quindi prevalso la tesi più favorevole all’imputato.

Feltri: "La maggioranza del consiglio mi era ostile" "Non mi aspettavo niente di meglio": è questa la prima reazione di Vittorio Feltri alla notizia della riduzione, da parte del Consiglio dell'Ordine nazionale dei giornalisti, da sei a tre mesi della sospensione inflitta dall’Ordine della Lombardia. "D'altronde - commenta Feltri -, si era visto subito che la maggioranza era ostile, così come peraltro accaduto a Milano".

"Se le cose le facciamo noi è dossieraggio" "Avevo fatto la rettifica sul caso Boffo come previsto dalla legge, cos’altro dovevo fare?" si chiede retoricamente Feltri che poi ribadisce: "quando le cose le facciamo noi è dossieraggio, se le fa Repubblica va tutto bene. Qualche giorno fa D’Avanzo ha fatto il nome di Ruby quando era ancora minorenne, esiste la Carta di Treviso eppure non è successo niente". In fondo, osserva, "è una condanna alla disoccupazione, anche se solo per poco. D’altronde l’Ordine c’è e fa quello che vuole, bisogna assoggettarsi". Il direttore editoriale del Giornale smentisce anche le voci di incomprensioni con Alessandro Sallusti, direttore responsabile del quotidiano. "Sono tutte sciocchezze, totalmente inventate - dice Feltri -: non c’è neanche uno spunto per una cosa del genere, neanche una discussione. Queste voci mi hanno lasciato interdetto".

"Se sbaglia Repubblica non se ne accorge nessuno" "Gli errori li fanno tutti in questo mestiere, ma se Repubblica sbaglia 50 volte nessuno se ne accorge. Se succede a noi è una tragedia": lo ha detto Vittorio Feltri in una pausa della riunione del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, poco prima che l'ordine decidesse sulla sua sospensione. La richiesta era stata proposta nel marzo 2010 con una sentenza dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Per Feltri, che stamane ha spiegato la sua posizione ai vertici nazionale dell’Ordine, rispondendo alle domande dei consiglieri assistito dal suo avvocato, "qualunque giornalista dovrebbe capire queste cose. Io ho pubblicato la rettifica". Rettifica che è stata pubblicata il 4 dicembre 2009. Nel maggio 2010, Feltri ha fatto ricorso contro la sentenza dell’Ordine della Lombardia, chiedendo l’annullamento, la revoca o una riforma del provvedimento, chiedendo anche la sospensione della sanzione. "Ho detto di essere iscritto all’ordine da 43 anni e da 25 anni sono direttore - ha spiegato il giornalista - Ma in tutta la mia carriera sono stato censurato una volta. Auguro a tutti di non trovarsi nella mia situazione. La disoccupazione, anche temporanea, non mi sembra una cosa civile". E ancora: "Facciamo le lotte per la libertà di stampa... ma ora facciano come vogliono, che devo fare?".

Paolo Berlusconi: "Piena solidarietà" Paolo Berlusconi, editore deil Giornale, esprime la piena e incondizionata solidarietà a Vittorio Feltri, ingiustamente colpito da una sentenza di sospensione dell’Ordine dei giornalisti. Ancora una volta si cerca di colpire una delle poche voci libere e autorevoli del paese, con sanzioni che non vengono sistematicamente applicate per casi analoghi, a volte addirittura più gravi, relativi ad altri giornalisti e mezzi di informazione. L’editore conferma la totale fiducia a Vittorio Feltri, certo che lo stop forzato non intralcerà il percorso comune, iniziato già da più di un anno, a sostegno e rilancio della testata Il Giornale". È quanto si legge in una nota.

Pdl: "Per Feltri è una medaglia" Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, esprime a Vittorio Feltri "solidarietà totale": "La sanzione che subisce è una medaglia per lui, e una vergogna per l’Italia". Solidale anche l'onorevole Melania Rizzoli: "Come già preannunciato, messo il bavaglio a Vittorio Feltri, unica voce libera e coraggiosa del panorama giornalistico italiano. Inquietante il tempismo della sospensione inflitta dall’Ordine dei giornalisti, provvedimento che ha un significato chiaramente politico nel momento più evidente di assedio al presidente Berlusconi".

Lettera 22: "Strabismo ideologico" "Il provvedimento salomonico con cui il consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti ha sospeso per tre mesi Vittorio Feltri è l’ennesima dimostrazione dello strabismo ideologico con cui la politica e il giornalismo italiano intendono la libertà di stampa". È quanto dichiara l’Associazione Lettera22. "Il Cnog ha sì mitigato il provvedimento dell’ordine della Lombardia, che aveva sanzionato Feltri con sei mesi di sospensione (peraltro, spaccandosi a metà tra "falchi e colombe"), ma non ne ha mutato la sostanza. Ci risulta davvero difficile comprendere come, l’unico giornalista italiano ritenuto passibile di un provvedimento disciplinare per ciò che ha scritto e fatto scrivere sia l’ex-direttore de Il Giornale in un Paese nel quale le "macchine del fango" mediatiche maturano a ritmo stacanovistico e soprattutto in una direzione (da sinistra verso destra, per intenderci)" La redazione de "Il giornale"

Ecco ora l'Editoriale di Alessandro Sallusti Direttore Responsabile de "Il Giornale"

"Ci vogliono far tacere: non ci riusciranno "

alessandro-sallusti-insert"Oggi siamo tutti Vittorio Feltri. E io, che sulla vicenda ho responsabilità professionali e personali, lo sono più di altri, orgo­glioso di lavorare al fianco di una delle poche voci li bere e perbene del giorna lismo italiano. Ieri l'ordi ne dei giornalisti ha inflit to una sospensione dalla professione di tre mesi al nostro direttore. Rispetto alla sentenza di primo gra do la pena è stata di dimez zata, ma resta abnorme. I fatti sono noti, nonostante il tentativo di deformarli. Il Giornale pubblicò, nel set tembre dello scorso anno, la notizia, risultata assolu tamente vera, che il diretto re di Avvenire , Dino Boffo, aveva patteggiato una con danna per molestie telefo­niche a sfondo sessuale. Nell'articolo si faceva riferi mento a una lettera anoni ma recapitata a numerosi vescovi e cardinali nella quale si sosteneva che all' origine del caso c'era una vicenda a sfondo omoses suale. Boffo, che non ha querelato, né esibito pub b licamente le carte proces suali, nel giro di pochi gior ni presentò le dimissioni da direttore, dimissioni che furono accettate dall' editore, cioè dai vescovi ita liani. Mesi dopo abbiamo accertato, per quanto ci è stato possibile, che negli at ti del processo non c'era un riferimento alla questio ne omosessuale. E su que sto chiedemmo scusa. Questi sono i fatti oggetti vi. Nulla di più. E nulla in confronto alle paginate che da mesi leggiamo su presunti gusti e tendenze sessuali del presidente Ber lusconi e ministri, nulla in confronto alle illazioni mai supportate da un fatto sull'etica di ministre e par lamentari di centrodestra, nulla se pensiamo alle allu sioni mafiose sulla presun ta mafiosità del presidente del Senato, tanto per parla re dei casi più recenti ap parsi sulla stampa di sini stra con lo scopo di delegit timare e abbattere il pre mier e il suo governo. Il meccanismo è collaudato: si prende un fatto accadu to e lo si condisce con una montagna di veline di que stura, informative ai Pm, dichiarazioni non verifica te di escort, ricattatrici e millantatori. Spazzatura spacciata per notizie, che non vengono poi smentite anche quando risultano manifestamente infonda te. Figuriamoci se arrivano le scuse pubbliche, come abbiamo fatto noi quando abbiamo sbagliato.

Il gioco sporco è retto da una compagnia di giro ben collaudata. Ai soliti Trava glio, Santoro, Benigni e so ci, si è aggiunto di recente lo scrittore Saviano, che do po aver scritto un buon li bro è diventato un trombo ne, patetica e modesta con trofigura di ciò che Pasoli ni rappresentò per gli anti conformisti negli anni Set tanta. Ossessionati dalla li bertà di Feltri, questi signo ri in ogni sede negano fatti certi e documentati, come la condanna di Boffo, l'amante di Veronica (ex si gnora Berlusconi), il caso Fini-Montecarlo e spaccia no per vere ipotesi di reato, racconti di cocainomani all'ultimo stadio, deliri di pentiti di mafia.

Con la sentenza di ieri, L'Ordine dei giornalisti si è reso di fatto complice di questa porcheria. Le verità oggettive non contano, la macchina del fango con tro il berlusconismo non solo non viene perseguita e punita, ma neppure lon tanamente disturbata. Semmai è difesa. Feltri inve ce va imbavagliato, ucciso, il Giornale decapi tato. Nonostante rappresentiamo la voce della maggioranza elettorale degli italiani, siamo scomodi, di intralcio al progetto di far cadere il governo per via mediatica oltre che giudiziaria.

La sospensione arriva pochi giorni dopo un esposto del Pd al garante dell'authority per far ci chiudere, un mese dagli avvisi di garanzia e dalle perquisizioni a me e al collega Nicola Por ro per aver pubblicato un editoriale critico con il presidente di Confindustria, Emma Marce­gaglia. Non sono coincidenze. Non era mai successo che magistrati provassero a fare fuo ri, e guarda caso alla vigilia di una probabile tornata elettorale, i vertici di un quotidiano na zionale con il silenzio-assenso dell'Ordine dei giornalisti che dovrebbe difendere, fosse solo che paghiamo le quote, la nostra indipenden za e onorabilità.

Vittorio Feltri paga colpe non sue. Quelle professionali sono mie, che portai la notizia, e nel mirino c'è Silvio Berlusconi. Lui è il simbo lo, la bandiera e paga per tutti. Ha le spalle lar ghe, speriamo che le palle non siano ancora piene. Molto dipenderà, come sempre, da voi lettori. Di nostro andiamo avanti senza tenten namenti. Non ci facciamo intimidire. Al diret tore possono vietare di scrivere, non di parla re, per esempio con me e attraverso di me con voi.

Ps: tra pochi giorni l'Ordine processerà an che il sottoscritto. Cinque anni fa, ma guarda caso se ne ricordano oggi, feci scrivere senza alcun compenso su Libero, che allora dirigevo, alcune opinioni a Renato Farina, il collega, og gi onorevole, sospeso dalla professione per ché aveva collaborato con i nostri servizi segre ti per salvare italiani rimasti intrappolati nella guerra in Irak. Secondo voi, come andrà a finire? "

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