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cesare-pavese-insertIl confino politico di Cesare Pavese a Brancaleone è stato al centro di un Convegno svoltosi, nei giorni scorsi, a Ticineto Po (Alessandrai). Infatti, Angela Merlo, presidente del Circolo Culturale “E.Aceto” ne ha dato notizia al Sindaco del Comune di Brancaleone, Francesco Moio, affinché i luoghi ripercorsi da Cesare Pavese durante la sua vita terrena restino vivi nella memoria a perenne ricordo di uno dei piu’ grandi scrittori e potei del nostro Novecento letterario.
Angela Merlo non ha scelto a caso il Comune di Ticineto Po, piccola entità territoriale  del Monferrato, a nord occidentale dell’Italia, per celebrare il 60° anniversario della tragica morte del poeta(27 agosto 1950) ma piu’ specificatamente per rendere onore  alla madre di Pavese, Consolina Mesturini, figlia di ricchi commercianti del posto. L’idea di organizzare il convegno è scattata nella mente di Angela Merlo questa estate, quando è ”sbarcata” a Brancaleone con l’intento di raccogliere notizie e testimonianze utili sul suo conterraneo durante il periodo di confino politico nella cittadina jonica reggina, dall’agosto 1935 al marzo 1936. Il confino di Brancaleone è stato per Pavese un’esperienza molto significativa che, sicuramente, ha influito parecchio nella sua produzione letteraria. Prova ne sono le lettere scritte alla sorella Maria nella cui corrispondenza, Pavese, descriveva nei minimi particolari, luoghi, fatti e personaggi del vivere quotidiano della sua condizione di confinato.

Sono lettere pregne di solitudine e nostalgia che la dicono lunga sul suo rapporto umano con la gente di Calabria. A proposito, Giuse Vipiana Albani, profonda conoscitrice delle opere pavesiane, esprime sul giornale bisettimanale “Il Monferrato” il suo pensiero sul periodo di confino: Scrive:” E’ la scoperta di un’altra terra da parte di un settentrionale che, chiuso nel proprio carcere psicologico, vive la realtà del luogo in modo distaccato e trasognato, scrutando il respiro poetico antico e non il richiamo dell’ambiente in cui per caso è venuto a trovarsi. Sono comunque precisi i rilievi topografici, soprattutto nelle lettere, dove emergono con plastica evidenza molti dettagli della vita quotidiana, presentati a volte in chiave ironica.

Tratti incisivi fissano gesti e fisionomie della gente del paese, colta nell’atavico riserbo ma anche nello sguardo di benevola comprensione per il solitario confinato”. Infatti, il confino di Brancaleone ha ispirato la vena poetica dello scrittore  nel concepire il romanzo “Il carcere”, preceduto dal racconto “Terra d’esilio” ed alcune significative poesie come la splendida “Stiddazzu”. Giuseppe Fava, scrittore e giornalista di Brancaleone, nel suo libro “Cesare Pavese e il nostro tempo”, tra l’altro, fa le sue considerazioni di come era visto lo scrittore ed il poeta dalla gente del posto.”  ……I miei compaesani continuavano ad essere curiosi e a vederlo come un animale in gabbia in uno zoo e, forse, il professore vedeva i miei compaesani come dei lillipuziani che non riuscivano ad emanciparsi, Non è facile, per un uomo o una donna che vengono dal nord, comprendere queste anomale forme di curiosità che, a volte, squarciano con un’inconsapevole violenza i veli intimi di ciascuno di noi”.

A riprova che la città di Brancaleone non ha mai dimenticato l’illustre poeta e scrittore oltre ad intitolargli la Biblioteca Comunale gli ha dedicato una piazza sul Lungomare al centro della quale si staglia un busto bronzeo. Non solo. Negli anni novanta, l’Associazione Brancaleone Cultura, ha organizzato, a piu’ riprese, convegni nazionali e “Giornate Pavesiane” per rendere omaggio all’uomo, al poeta e allo scrittore che, suicidandosi in una camera d’albergo di Torino, forse, si è portato nel cuore un pezzo di Brancaleone. Infine, il Comune di Brancaleone, a suo tempo, aveva proposto alle Autorità competenti un buon progetto per l’Istituzione del “Parco Letterario Cesare Pavese” al fine di perpetuare nel tempo la memoria del grande scrittore. Purtroppo il finanziamento non è andato a buon fine.

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