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portaerei-ca07a5yvL’attuale Piazza della Memoria a Ferruzzano superiore e il monte Cavaliere a Saccuti sono stati i posti più belli tra Punta Stilo e Brancaleone per godere, da incoscienti,  per la prima volta nei secoli, uno scenario che sembrava un gioco tra aerei e navi. Era la battaglia di punta Stilo. Si vedevano piccole nuvole a grande altezza sopra le navi. Erano le esplosioni delle cannonate dirette agli aerei che sorvolavano ed era la primavera del 1940 . . .

Da allora in poi tutte le sere aerei nemici perlustrano la costa ionica e bisognava essere accorti che la luce interna delle case abitate, luce del lume a petrolio  o dell’acetilene, non trapelasse fuori. I treni venivano mitragliati, e gli studenti che viaggiavano hanno dovuto abbandonato le scuole. . .
Quattro ragazzi studenti quasi coetanei tra loro e amicissimi passavano il tempo discutendo di scuola, ma piano piano si affezionavano alle armi belliche che  erano reperibili ovunque. Lomoro, Lormeca, Occor e Immì erano i quattro amici del cuore. Chi partecipava poco alle cacce o agli esperimenti balistici era Occor.  Al Rizzo, campagna di Ferruzzano, una notte era caduto un aereo e Lormeca, di buon mattino, con altri ragazzi parte per quella località. Riesce a smontare  mitraglie e mitragliatori e rientra a casa col carico prezioso. Solo l’otturatore del mitragliatore  è stato utile per costruire un  elegante fuciletto funzionante a tutti gli effetti. Riusciva a sparare in modo perfetto. Il calcio lo ha costruito Immì e si potevano usare per quel fucile bossoli di mitragliatore appositamente tagliati e con la cameretta di scoppio sostituibile.. Lomoro adoperava un vecchio moschetto di Garibaldi che era poi stato di suo nonno perché in esso funzionavano come calibro anche i bossoli dei mitragliatori. 

Polvere da sparo c’era a sufficienza anche perché Lomoro aveva provveduto a trasportare con un  asino parecchi carichi di munizioni essendo andato fuori strada e catapultato un camion tedesco sulla vecchia strada 106.  Anche il piombo non mancava perche alcuni proiettili delle cartucce erano di piombo e venivano squagliati sul fuoco ottenendo materiale per la caccia. Una volta però Lormeca  per ottenere piombo che mancava momentaneamente si arrampicava sul tetto della chiesa per prendere una grondaia che era di piombo. Addio suola ! ! ! Si andava a caccia tutti i giorni e di sera si andava a caccia di ghiri. . .

Dio è stato sempre buono con questi ragazzi. Mai un incidente. Li ha sempre protetti in quelle occasioni pericolosissime. Erano diventati espertissimi di balistica tanto che i vecchi cacciatori del paese si rivolgevano a loro per ottenere “camerette” (la cameretta è quella parte della cartuccia sostituibile e da cui parte la fiamma per l’esplosione dopo la percussione del cane) ricaricate col fosforo delle pallottole belliche incendiarie che qualche volta esplodevano da sole a causa dell’ossigeno dell’aria.  Mastro Vincenzo O. e don Micuzzo A. Si fecero caricare parecchie camerette da questi ragazzi e la sera preparavano oltre cento cartucce per andare il giorno dopo a caccia. Mastro Vncenzo era calzolaio e lasciava sulla “banchitta” la cartucciera, ma durante la notte la cartucciera esplodeva con grande fragore e seminando per tutta la bottega trincetti, lesine e  ciandrille.
Ferruzzano, aprile 2011.          Nino


 


 


 

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