Pin It

omero copiaColoro che illuminano il buio della storia della Calabria prima della colonizzazione ellenica, che iniziò nell’VIII sec.a.c., sono alcuni autori greci dalle cui opere possiamo leggere le informazioni:Omero, Tucidide, Polibio, Dionigi D'Alicarnasso. A riguardo, avevano parlato Ellanico di Lesbo ed Antioco di Siracusa, ma la perdita delle loro opere ci impedisce di conoscere alcune vicende legate a popoli che abitarono la Calabria nel periodo protostorico,che di conseguenza ci appaiono confuse. Colui che si dilunga su queste tematiche, facendo riferimento alle opere non pervenute a noi degli autori sopra citati, è Dionigi D’Alicarnasso che afferma nella sua opera, Antichità Romane, che 17 generazioni prima della guerra di Troia (1182 circa a.c.), Enotro,nipote di Pelasgo, figlio di Licaone, guidò nella terra chiamata ora Calabria, una spedizione di gente in fuga dal Peloponneso, (probabilmente sotto la pressione dell’invasione achea, all’inizio del XVII sec. a.c.).

Dal condottiero che li guidava i sudditi furono detti enotri e la terra che abitarono la chiamarono Enotria. In seguito governò gli enotri Italo e dal suo nome il territorio fu detto Italia(Dionigi D’Alicarnasso: Antichità Romane,libro I-XI,XII),definizione geografica che gradualmente risalì la penisola fino a raggiungere l’arco alpino al tempo di Augusto. Antioco di Siracusa afferma che a Italo successe Morgeto e gli abitanti furono detti morgeti e che poi Morgeto ricevendo in ospitalità Siculo, divise il popolo,ad una parte del quale fu dato il nome di siculi. Ellanico di Lesbo afferma che i tirreni (gli etruschi) cacciati dagli elleni arrivarono a Crotone e da lì partirono per fondare la Tirrenia (l'Etruria) e sarebbero da identificare con i pelasgi (Dionigi d'Alicarnasso : Antichità Romane, libro I-XXVIII). A tal proposito Dionigi riferisce anche il pensiero di Antioco di Siracusa che asseriva che i siculi passarono lo stretto pressati dagli enotri e dagli opici (Antichità Romane, lib. I cap.XXIII).

Tucidide già prima aveva scritto che i siculi erano stati cacciati dall’attuale Calabria dagli opici e che l'appellativo Italia alla parte estrema della penisola italiana era stata data da Italo,re dei siculi che li governava. Aggiungeva inoltre Tucidide che i siculi spinsero i precedenti abitatori dell’isola a rifugiarsi nella parte occidentale della stessa. Essi erano originari dell'Iberia (Spagna) da cui erano stati cacciati dai liguri. (Tucidide – Guerra del Peloponneso-libroV I-2). Anche Polibio nelle sue Storie, annota che al loro arrivo in Calabria i coloni locresi massacrarono i siculi che vi abitavano (Polibio-Storie –cap.XII-5,6) ed ancora oggi nel comune di Portigliola, Locri e Gerace si possono visitare le tombe dei siculi, scavate nella roccia.

La testimonianza più nobile sulla Calabria protostorica viene offerta da Omero quando si riferisce a Temesa (Fiumefreddo Bruzio attuale ), dove si produceva rame:” ... figlio del savio Anchilao mi vanto di essere e regno sui tafi che amano i remi. Adesso sono approdato così, con la nave ed i compagni, naavigando sul mare scuro come vino verso genti straniere, verso Temesa, in cerca di rame e porto ferro fiammante” (Omero-Odissea,I,versi 178-184).

Inoltre la frequentazione della Calabria protostorica,ricordata da Omero,trova riscontri nelle tombe micenee scoperte a Roccella Jonica negli anni 70 del 900, ricchissime di preziosi corredi funerari. Paesaggio Agrario della Calabria Protostorica Reperti micenei emersi in tanti contesti d’indagini archeologiche assicurano su rapporti commerciali costanti tra l'Ellade e la Calabria nell'età del bronzo, per cui è avvio che i modelli di sviluppo agrario saranno stati consimili, considerando anche il fatto che gli enotri affini ai pelasgi, protogreci, avevano lasciato la loro patria di fronte all’invasione degli achei, che scendevano da un nord meno progredito. Pertanto, accanto alla coltivazione della vite e del grano, sarà stata presente anche quella dell’ulivo e di alcuni alberi da frutta come il fico i  peri ed i meli. Di sicuro l'agricoltura impegnava risorse umane accanto all’allevamento del bestiame, che sarà stato prevalente, in un contesto naturalistico ancora intatto, mentre la popolazione era molto scarsa ed organizzata in villaggi situate sulle alture lontane dal mare.