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magna greciamosaici-villa-romana-casignana copiaL’arrivo dei romani nell’attuale Calabria iniziò con la protezione della componente greca della popolazione ormai minoritaria dai bretti o bruzi, ormai fortementi  prevalenti in buona parte della regione e chiamarono Bruzio ,quella che era stata Italia.
Cominciarono a dedurre delle colonie, a sfruttare  le risorse forestali dell’intatta Silva Bruzia per i propri arsenali navali e costruirono la via Annia-Popilia, importante asse viaria, gravitante sul Tirreno.

I rapporti con i greci furono buoni e le città elleniche conservarono l’autonomia amministrativa, ma la situazione mutò dopo la seconda guerra punica,quando Annibale scelse, come suo ultimo ridotto di difesa il Bruzio ed i bruzi  divennero i suoi alleati più fedeli.
Le città greche erano state espugnate e costrette a collaborare con il condottiero cartaginese ( Tito Livio: Ab Urbe Condita-lbroXXIV,1; libro XXV,15 ); resistette solo Reggio e Petelia preferì il martirio alla resa ai cartaginesi ( Valerio Massimo: Detti e Fatti  Memorabili,libro VI-6,2 ).

Nel 203 a.c., Annibale lasciò la regione,dopo aver massacrato nel tempio di Hera Lacinia a Crotone i suoi soldati italici che si erano rifiutati di seguirlo in Africa ( Tito Livio :Ab Urbe Condita,libro XXX,20) e portò con sé i fedelissimi bruzi, che usò come riserva strategica nella sua ultima battaglia campale ,persa,a Zama ( Naraggara ) (Tito Livio: Ab Urbe Condita,libroXXX,33 ).
La reazione romana nelle città greche che avevano collaborato con Annibale fu dura e Scipione a Locri ordinò esecuzioni sommarie per i maggiorenti della città ( Tito Livio:Ab Urbe Condita,libroXXIX,8 ),ma implacabile fu nei riguardi dei Bruzi che furono decimati ed molti superstiti furono condannati ai lavori forzati nelle miniere della Sardegna.
Le montagne, ricche di essenze forestali divennero  ager publicus e nella regione ,dove la maggior parte della popolazione era perita durante la lunga permanenza  di Annibale,vennero dedotte delle colonie romane (Tito Livio :Ab Urbe Condita libro XXXIV,45,53 ), a scapito dei residenti.

L’antico assetto della proprietà fondiaria cambiò e cominciarono a nascere le prime grandi aziende agricole,a cui fa riferimento  Cicerone nel primo secolo a.c.;vittima di una tempesta alle porte di Reggio,raggiunse la villa rustica  del suo amico Publio Valerio,situata nei pressi di Leucopetra (Capo D’Armi ) ( Cicerone: Lettere ad Attico,libro XVI,7).
A partire dal I sec.d.c. il modello si diffuse e tutto il territorio del Bruzio fu diviso in enormi fattorie o ville rustiche.
Durante il periodo successivo alle guerre annibaliche la regione fu marginalmente interessato alle grandi vicende storiche e fu toccato dalle vicissitudini di Spartaco che vi si era rifugiato con i suoi gladiatori,nella speranza di fuggire in oriente ( Sesto Giulio Frontino:Stratagematicon ,libro II,cap. V,XXXIV ) e da quelle di Sesto Pompeo,in lotta contro Ottaviano Augusto ( Gaio Svetonio Tranquillo : Vite dei Cesari,libro II,XVI ).

Nel 410 d.c., Alarico, re dei visigoti,dopo aver saccheggiato Roma si spinse fino allo stretto,dove devastò Reggio;al ritorno morì a Cosenza, dove fu sepolto con i suoi tesori nel letto del Busento deviato, mentre nel corso dello stesso secolo, i vandali di Genserico, partendo dall’Africa settentrionale devastarono ripetutamente le coste  joniche del Bruzio.


Paesaggio agrario del Bruzio durante l’età romana
Le guerre intestine tra greci e gli attacchi dei bruzi avevano modificato in parte il paesaggio agrario con l’abbandono delle coltivazioni pregiate,quali erano quelle della vite e dell’ulivo.
Le guerre annibaliche determinarono lo spopolamento della regione,per cui il nuovo modello di sviluppo agricolo fu incentrato su grandi spazi e sulle coltivazioni estensive.
Momentaneamente prevalse la coltivazione dei cereali,l’allevamento portato avanti nelle enormi fattorie o ville rustiche ,che sostituirono gli antichi  piccoli o medi appezzamenti del periodo magno greco.
Con il passare del tempo le ville rustiche ritornarono a riconsiderare le colture pregiate,ossia la coltivazione della vite e dell’ulivo ,oltre a quelle dei cereali e degli alberi da frutta,dove naturalmente era possibile.
Tutto questo è deducibile dalla lettura dei siti archeologici ,riferiti alle ville rustiche.

villaromana-casignana-iiidcvillaromana-casignana-1Prendiamo come esempio la villa rustica di Palazzi di Casignana in provincia di Reggio Calabria. Essa si sviluppava per almeno dieci ettari e comprendeva la dimora del padrone, quella del fattore,le sale di rappresentanza ,doppie terme  ,gli edifici per la sauna,gli alloggiamenti per i lavoranti,i magazzini per la conservazione dei prodotti,prima di essere imbarcati  sulle navi nel vicino approdo,i laboratori  per la produzione degli attrezzi e di tutto ciò che serviva per la fattoria che si estendeva ,probabilmente per migliaia di ettari, dal mare fino alle colline premontane. Gli edifici più eminenti e le terme erano abbelliti con migliaia di metri quadri di mosaici e con marmi pregiati provenienti dall’oriente. Un grappolo d’uva  trialato, campeggia in un mosaico ed esso spiega l’origine della ricchezza della villa, assieme alle urne vinarie, a  grandi contenitori per cereali e liquidi .

Il paesaggio agrario  desumibile dai reperti,  era basato sui vigneti,uliveti,frutteti,campi coltivati a cereali e legumi.Le montagne infine davano essenze per la cantieristica navale,mentre i querceti e i castagneti delle quote più basse servivano ad alimentare l’allevamento suino.

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