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imagespolizia.jpgRadioCivetta: Sono stati “Funerali di stato”. Il quartiere Balduina quel sanmichele1.jpggiorno  era blindato e nemmeno i residenti, rientrando dal lavoro o da altre attività provenendo da altri quartieri potevano accedervi e rientrare a casa. Di contro dalle sette della mattina vi scorrazzavano   frotte di ultras indisturbatamente, ad onor del vero tranquilli, con fasci di fiori chiedevano ai passanti del luogo dove fosse l'abitazione di Gabriele. Ultras, vittime anche loro di una società malata. Società offesa e vilipesa dai governanti di turno, voraci, incolti e ottusi.  Il sacerdote nella sua omelia invoca perdono e giustizia.  La piazza è  stipata di fedeli e curiosi.   Una folla silenziosa e annichilita. Molti i ragazzi, vestiti di scuro e con inquietanti scritte ovunque. Molto il fumo di sigaretta. Era una gimcana tra un mozzicone e l'altro accesi. Ogni tanto, ritmicamente,  si levava infunerali gabriele sandri 024.jpg coro un inno ora a Gabriele, ora in canti da stadio, ora la richiesta di giustizia. Una sola funerali gabriele sandri 004.jpgvoce, una sola volta, ha osato urlare contro la polizia ma immediatamente la gente intorno ha fatto quadrato contro ed è stato il silenzio.  Sempre in onore alla verità in tutto il quartiere dove viveva Gabriele con la sua famiglia e dove  il padre  ha un negozio, non si è mai sentita una parola contro il poliziotto che ha sparato, ma al contrario, tanta compassione anche per lui. Da tutti.  Un grande esempio di civiltà e di maturità.
RadioCivetta condivide quanto contenuto nell’articolo del Generale dei Carabinieri, Presidente del Sindacato unitario dei Pensionati in uniforme, Antonio Pappalardo, dal titolo “Però non può essere omicidio volontario apparso sulla prima pagina del quotidiano “Libero”, diretto da Vittorio Feltri,  Domenica 18 novembre 2007 e qui di seguito pubblicato .

E' una analisi lucida sulle dinamiche  intorno alla tragica morte del giovane tifoso laziale romano, Gabriele Sandri, ucciso da una pallottola sparata dalla pistola del poliziotto Luigi Spaccarotella e il perché della partecipazione di massa all’evento. Una attenta analisi delle varie responsabilità.
RadioCivetta


L'Articolo trascritto nella sua forma integrale: “Però non può essere omicidio volontario
"Gentile direttore, ( ndr. Vittorio Feltri di "Libero") ho appreso, con vero sconcerto, che l’imputazione a carico del povero poliziotto che ha sparato provocando la morte del giovane tifoso laziale è stata modificata in omicidio volontario. Sì, povero poliziotto! Perché solo un poveraccio che veste l’uniforme, poteva pensare di sparare in quelle condizioni dall’una all’altra parte dell’autostrada, nella speranza di interrompere un crimine, quale era a lui apparso. Una vera imprudenza! Ma proprio perché imprudente, non può quel gesto assumere le connotazioni dell’omicidio volontario, che nel nostro codice deve obbedire a precise regole,. Vi sono troppi misteri in questa vicenda, che sembra quasi non vogliano accertare, nemmeno da parte di alcuni alti esponenti della stessa polizia.

Chi ha dato la notizia che due pullman di tifosi erano venuti a contatto in un’area di servizio dell’autostrada, picchiandosi selvaggiamente, per cui era scappato il morto? L’immediato collegamento della morte del giovane al mondo del calcio ha fatto scatenare il putiferio.E’ stata la miccia da qualcuno accesa per far esplodere una rabbia repressa da troppi mesi, dopo l’uccisione dell’ispettore Raciti. La rivalsa era in agguato. I funzionari della polizia invece di dire subito, e poi nella conferenza stampa, che un poliziotto, avendo visto che nella stazione di servizio dall’altra parte della carreggiata, non potendo sapere, che gli occupanti delle due auto, facevano parte di opposte tifoserie, credendo di avere a che fare con delinquenti, che in quel momento avessero appena commesso una rapina, ha sparato solo per tentare di fermarli, non ad altezza d’uomo, ma cercando di colpire le gomme.

funerali gabriele sandri 040.jpg Contro ogni logica hanno parlato di spari in aria, non permettendo ai giornalisti di porre domande, lasciando così spazio alla fantasia. In una giornata di follia, questa è una follia, anzi un vero e proprio suicidio. Cos’hanno visto poi i tanti testimoni che si dice si siano presentati spontaneamente. Dicono di aver visto un poliziotto che premeva il grilletto tenendo la pistola con due mani ad altezza d’uomo. Come si spara, tenendo le braccia lungo il corpo forse? E’ evidente che chi ha scritto così non ha mai impugnato un’arma quel che deve interessare è ben altro. E come si può mettere in relazione questo alla volontarietà dell’omicidio? E’ ben più logico ipotizzare che il poliziotto, consapevole delle difficoltà derivanti dalla distanza, teneva la pistola con le due mani, come insegnano i nostri istruttori di tiro, proprio per mirare meglio alle gomme dell’auto che riteneva essere dei rapinatori. I superiori del povero poliziotto stanno scappando in ogni direzione. Vi sono responsabilità da parte di tutti: del poliziotto forse, che meglio avrebbe fatto a evitare di sparare; del ministro dell’Interno, che seppur estraneo al fatto, avrebbe dovuto magari tenere una condotta più ferma, non consentendo che impunemente venissero assaltate da gruppi organizzati le caserme ( delitto di insurrezione armata ); del capo della Polizia, che non ha saputo imporre a chi di dovere la necessità di adeguare il livello di preparazione dei suoi sottoposti di più alto grado; del Questore di Arezzo, che ha fatto bella mostra di sé propinando quella inverosimile versione nella conferenza stampa; del capo ufficio stampa del Vicinale, che, precipitatosi sul luogo, non ha impedito il divulgarsi di notizie falsate; del Prefetto di Roma e dei responsabili della sicurezza pubblica provinciale dei carabinieri e poliziotti, che hanno lasciato la città, per molte ore nelle mani di facinorosi, teppisti e terroristi.

funerali gabriele sandri 003.jpgL’amara considerazione che rimane è che nessuno dei veri responsabili paga. No, deve pagare solo il poliziotto assassino, come hanno scritto sui muri di molte città. Uno che, con uno stipendio di 1.200 euro al mese, con moglie e figli, un addestramento insufficiente, per mancanza di fondi e non certo per sua colpa è uscito quella maledetta mattina di servizio, non sapendo che andava anche lui incontro a un crudele destino. Nessuno ora si domanda in che condizioni sono lui e la sua famiglia, mi viene in mente il povero Placanica! Certo Spaccarotella non ha patito la morte di un figlio, che è una tragedia immane, ma non vorrei essere nei suoi panni. Qualche sapientone che urla che l’omicidio è volontario ( e non il povero familiare, le cui urla di dolore sono comprensibili ), ma un legale, che dovrebbe sapere bene che in casi come questo si dovrebbe essere ancor più cauti, quale reale fine perseguire? Il Sindacato unitario dei Pensionati in uniforme, di cui sono presidente, non accetta questa prevaricazione del diritto e della legalità, e ha offerto all’agente Spaccarotella il proprio sostegno, non solo morale, ma concreto, dando mandato al proprio ufficio legale di porsi a disposizione per l’assistenza necessaria. In questo momento, mentre tutti lo attaccano, noi siamo al fianco del poliziotto, che potrà anche avere sbagliato, ma questo lo dirà solo la magistratura, perché non abbia a pagare colpe non sue, sotto la pressione della piazza. Sono finiti i tempi del Commissario Calabresi e di tanti bravi poliziotti che sono stati trascinati nel fango da una sottocultura politica, purtroppo ancora dura a morire nel nostro Paese."

Generale dei Carabinieri aus.

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